Slovenia, le chiusure di Schengen non frenano la marea

L’interminabile fila di migranti a Dobova sul confine con la Croazia (rtvslo.si)

Continua il flusso di migranti: a Dobova 9.300 in 4 giorni. Nei centri di accoglienza scarseggiano scarpe e vestiti

DOBOVA. “Business as usual”, ossia “migranti, come sempre”. Tra le migliaia di rifugiati ospiti del centro di accoglienza temporaneo di Dobova in Slovenia, al confine con la Croazia certo non è giunta la notizia, poi smentita, di una chiusura dei confini tra Italia e Slovenia in deroga al regime di Schengen.

Loro hanno altri problemi. Di raggiungere la Germania, innanzitutto, mentre c’è un po’ di preoccupazione per chi punta alla più settentrionale Svezia che ha appena reintrodotto i controlli al confine con la Danimarca e questa, a sua volta, con la Germania. Tra questi disperati dell’esodo non c’è volontà, né possibilità alcuna di deviare il proprio corso verso il Friuli Venezia Giulia, verso l’Italia.

Altro che Schengen, appena giunti nel grande tendone riscaldato di Dobova, fuori nevica e il termometro segna -5, per i migranti il primo problema è quello di ricevere vestiti caldi, sciarpe, berretti, ma soprattutto scarpe. Quelle che hanno addosso sono fradice e assolutamente inadeguate a queste latitudini.

Padri si affannano a cercare scarpe per i più piccini, ma i volontari che si occupano della prima accoglienza non hanno più né scarpe, né calze, così non resta che cercare di asciugare quello che si ha addosso. Eppure nessuno si lamenta anzi sono in molti a ringraziare il responsabile della Croce rossa slovena, Ivet Zagorc e gli dicono che questo di Dobova è il miglior campo fin qui incontrato durante la lunga ed estenuante marcia.

C’è anche un volontario italiano che lavora a Dobova, si chiama Raffaello e prima ha operato nel campo di Šentilj, al confine con l’Austria. La sensazione è, secondo il volontario italiano, che le autorità slovene si affrettino a mandare avanti gli esuli provenienti dalla Siria, mentre i controlli sono più serrati per quelli provenienti da altre regioni mediorientali o del Nordafrica.

Il responsabile della Croce rossa, Zagorc sostiene che oramai in Slovenia tutti vivono come se l’emergenza migranti non ci fosse, una sorta di cancellazione collettiva, ma, a sua detta, nei campi di accoglimento c’è sempre bisogno di volontari e questi che sono attualmente all’opera dovranno essere sostituiti anche da personale della pubblica amministrazione poiché anche essi (i volontari) hanno il loro lavoro e le loro famiglie.

Qui a Dobova nei primi quattro giorni del 2016 sono arrivati 9.300 migranti.A Lubiana, intanto, si sono placate le polemiche per la paventata riattuazione dei controlli al confine tra Italia e Slovenia dopo la dichiarazione fatta dal ministro degli Interni, Angelino Alfano. Ma si guarda comunque con preoccupazione ai controlli riattivati da Svezia e Danimarca.

Nella capitale della Slovenia il governo teme un “effetto domino” che potrebbe lasciare proprio la Slovenia, confine esterno di Schengen, con il classico cerino in mano: ossia, a fronte di un rallentamento del flusso di migranti il Paese rischierebbe di essere sommerso visto che la sua possibilità ricettiva non supera le 12mila unità.

Ieri a Lubiana i media avevano anche riportato la notizia che la polizia slovena avrebbe fermato tra i migranti alcuni foreign fighters di ritorno a casa dopo aver combattuto in Siria e in Iraq. Notizia, anche questa, prontamente smentita dal ministro degli Esteri, Karl Erjavec il quale ha sì confermato l’innalzamento del livello dei controlli da parte delle autorità slovene, ma ha chiarito che, ad oggi, non è stato fermato alcun foreign fighter di rientro dai campi di battaglia.

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