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«Il confine italo-sloveno resta aperto». Alfano nega il ripristino dei controlli

Smentite le voci di un ripristino dei controlli al confine sull’onda di quanto deciso da Svezia e Danimarca. Confermata l’azione anti-terrorismo in atto già da tempo

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TRIESTE. Tanto tuonò che non piovve. L’Italia non ha alcuna intenzione di sospendere Schengen lungo il confine con la Slovenia. Dopo una giornata convulsa, dettata dalla decisione presa da Svezia e Danimarca, la smentita giunge ufficialmente dal ministro degli Interni, Angelino Alfano sentito al Tg3 delle 19.

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«Non abbiamo alcuna intenzione di sospendere Schengen - ha affermato Alfano - quello che stiamo facendo invece già da qualche settimana è un rafforzamento dei controlli lungo il nostro confine a Nordest, rafforzamento attuato in funzione anti-terrorismo».

Il ministro spiega poi che tali misure tendono a garantire una maggiore sicurezza al Paese per evitare che lungo la cosiddetta “rotta balcanica” si possano intrufolare i cosiddetti “foreign fighters” o possano arrivare armi se non addirittura miliziani islamici pronti a colpire in Europa. «La rotta balcanica - ha concluso - non deve diventare un pericolo per l’Italia».

La notizia di un’eventuale chiusura dei confini con la Slovenia era stata riportata dal Corriere della Sera che ha citato fonti del Viminale. Immediato è scattato l’allarme da parte delle autorità di governo della Slovenia che nel tardo pomeriggio di ieri si sono affrettate a smentire la notizia. «La Slovenia non ha ricevuto alcuna comunicazione da parte dell’Italia su presunti controlli alle frontiere», ha detto il sottosegretario agli Interni, Boštjan Šefic.

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«Le notizie di un eventuale cancellazione del regime di Schengen - ha precisato - sono state da noi verificate anche a livello operativo (leggi contatti tra le polizie dei due Paesi) e non abbiamo ricevuto alcun riscontro in materia anche perché lungo il confine italo-sloveno in pratica non c’è alcun transito illegale di migranti se non qualche sporadico caso che si conta sulle dita di una mano»». Poi qualche ora più tardi la smentita ufficiale del ministro Alfano.

Secondo fonti di Montecitorio la notizia della sospensione di Schengen sarebbe partita da fonti di polizia che, in questo senso, avrebbero fatto partire la richiesta al governo. Ma il tutto suona un po’ italico, nel senso che “intanto noi mettiamo le mani avanti così se succede qualcosa possiamo affermare che noi l’avevamo detto” oppure, e speriamo che sia così, si è trattato di un clamoroso missunderstanding.

La tesi di Alfano è stata sostenuta anche dal viceministro dell’Interno Filippo Bubbico. «Il trattato di Schenghen - ha rilevato - prevede anche misure tese a sospnedere la libera circolazione, ma per motivi solidi e con una condivisione delle decisioni e l’assunzione comune di responsabilità».

«L’Italia - ha aggiunto - sul piano tecnico ha la capacità di adottare tutte le misure, ma il problema è valutare l’opportunità politica». «Bisogna far rivivere lo spirito europeo, senza assecondare pulsioni interne perché costruiremmo un futuro di conflitti», ha quindi sottolineato. Bubbico ha aggiunto che «l’Italia è convinta che questo sia un problema che l’Europa deve sapere affrontare».

«Se noi accettassimo l’idea di frammentare le decisioni assecondando le pulsioni interne - ha osservato il vice ministro dell’Interno - distruggeremmo il lavoro e le conquiste fatte in decenni, e costruiremmo un futuro di conflitti, perchè gli egoismi portano ai conflitti. Pensiamo che l’Europa debba riprendere in mano la situazione. All’Europa noi vogliamo dire che se dovesse prevalere la logica interna che alimenta gli egoismi, noi sapremmo farlo, ma non è questa la strada che vogliamo percorrere».

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Bubbico ha riconosciuto che sia la Svezia che la Germania hanno fatto sforzi notevoli e si sono impegnate profondamente. Ora però è arrivato il momento di agire rapidamente. «Il vertice straordinario annunciato per domani tra Svezia, Danimarca e Germania (oggi per chi legge ndr.) è dedicato a questo. Non si può continuare così. Non possono prevalere decisioni unilaterali. Il Trattato di Schengen prevede la possibilità di sospendere la libera circolazione in presenza di motivazioni solide. Il problema - ha concluso Bubbico - è quello di condividere le decisioni e assumersi le responsabilità rispetto ai problemi che abbiamo di fronte». E magari prima di mandare in giro certe voci bisognerebbe conoscere la realtà così com’è. Dobova e Šentilj sono a quasi 200 chilometri da Trieste.

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