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Trieste, treni storici in partenza dal Museo ferroviario FT

L’associazione che gestisce la struttura propone tour e ipotizza una Fondazione con Ursus e l’ex Centrale idrodinamica

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Seimila i visitatori che hanno voluto conoscere il Museo Ferroviario nel 2015 (foto Lasorte) 

TRIESTE La convenzione triennale con il Comune di Trieste, il record di visitatori nel 2015, tra i quali moltissimi stranieri, e tanti progetti previsti nel 2016, che potrebbero dare un nuovo volto alla struttura. Il Museo Ferroviario di Campo Marzio inizia l’anno con i migliori auspici. Spunta anche un sogno ambizioso, un collegamento futuro tra porto ed ex stazione, soprattutto in chiave turistica.

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A dicembre la giunta comunale ha approvato la convenzione con l’associazione Dopolavoro Ferroviario di Trieste, per la gestione del museo fino al 2018, su proposta dell’assessore Paolo Tassinari. «È una conferma della fiducia e della stima che il Comune ci dimostra ormai da anni - sottolinea Roberto Carollo che guida il gruppo di volontari che da solo tiene in piedi l’istituzione - già dimostrate anche in estate con la promozione di spettacoli all’interno dei nostri spazi. Speriamo che questo tipo di iniziative si ripetano, tanto più ora che la convenzione è avviata e che tutti hanno capito quanto questa realtà sia importante, anche in termini turistici. Gli apprezzamenti arrivano costantemente dalla gente, di tutto il mondo».

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Ed ecco quindi il dato che regala particolare gioia a Carollo: «Nel 2015 abbiamo registrato oltre 6mila visitatori, un record assoluto, considerando che l’anno prima erano stati circa 5mila. Sono numeri importanti, visto che - sottolinea - il museo si regge grazie al lavoro dei volontari e per questo è aperto solo tre mezze giornate a settimana, ma l’impegno è davvero grande e riusciamo a organizzare visite guidate, open day, pubblicazioni, mostre e altri eventi in grado di far conoscere sempre più il museo. I visitatori sono arrivati da ogni parte del mondo, il 50% sono stranieri, alcuni anche da molto lontano, e in generale l’80% sono da fuori città. Qualche curiosità? Al Museo Ferroviario è stato dedicato un ampio articolo su una rivista giapponese, è stata una bella sorpresa».

Sono tanti gli appassionati di treni e di modellismo, desiderosi di scoprire la storia e le caratteristiche del sito. «Perché ha una particolarità unica - precisa Carollo - la maggior parte dei musei ferroviari sono ospitati in depositi, ex magazzini o aree dismesse, il nostro invece si trova in una stazione di testa e in pieno centro cittadino, inoltre i binari sono ancora funzionanti e questo fattore rappresenta una grande potenzialità. Qui potrebbero partire o arrivare direttamente i treni turistici».

Trieste, i treni e il Museo ferroviario dentro la stazione

Il 2016 potrebbe rivelarsi l’anno della svolta anche su un fronte importante, quello della sistemazione degli spazi attuali, che necessitano, come spesso denunciato, di interventi di riqualificazione. «C’è stato un incontro informale con la Fondazione delle Ferrovie dello Stato e l’intendimento è di valorizzare il fabbricato in tutti i suoi aspetti, con la prospettiva di creare anche nuovi spazi, sempre nel rispetto dei vincoli presenti. Ci sono sale che si prestano a esposizioni, spettacoli e perché non pensare anche a un albergo affacciato sul mare? Ma dalle Ferrovie è arrivato un messaggio chiaro, c’è bisogno dell’intervento degli enti locali, in primis della Regione, che ha già manifestato un interesse concreto verso i progetti necessari. Ora bisogna passare dalle parole ai fatti».

Carollo svela anche un sogno nel cassetto, una speranza per chi come lui e gli altri volontari, cura gli spazi museali da anni con passione ed estrema dedizione: «Mi piacerebbe ci fosse una Fondazione per l’archeologia industriale di Trieste che unisca tre siti, la Centrale Idrodinamica, l’Ursus e il Museo Ferroviario, perché il legame tra porto e ferrovie fa parte della storia della nostra città. In questo modo si potrebbero creare sinergie utili e un lavoro di promozione in rete, penso ad esempio a giri turistici ad hoc. Io lancio l’idea, qualcuno accoglierà la sfida? Staremo a vedere».

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