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Trieste, spiraglio per ridurre le multe al Mercato

Apertura della giunta durante il sopralluogo della commissione in via Carducci. Al vaglio c’è l’ipotesi del dimezzamento

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Una veduta del mercato coperto di Trieste 

TRIESTE Un mezzo dietrofront che suona come un mezzo mea culpa, seppur non dichiarato. Davanti al pressing dei commercianti, agli attacchi del centrodestra e al malcontento dell’opinione pubblica, il Comune valuterà l’ipotesi di una riduzione delle multe comminate al Mercato coperto. Un dimezzamento: la sanzione di mille euro appioppata dalla Polizia locale agli 11 venditori che non rispettavano esattamente gli spazi concessi, potrebbe passare a cinquecento. L’apertura della giunta - ma saranno gli uffici a stabilire la legittimità dell’operazione - è emersa ieri in un’infuocata Commissione convocata al Mercato di via Carducci. Sul luogo del delitto.

Tra commercianti inferociti (e pure in lite tra loro), gli interventi polemici del forzista Everest Bertoli e del leader di Un’Altra Trieste Franco Bandelli, ha avuto un bel da fare il consigliere che presiedeva l’incontro: Paolo Rovis di Trieste popolare. C’erano tutti: l’assessore-vicesindaco Fabiana Martini, responsabile della municipale, l’assessore allo Sviluppo economico Edi Kraus, il vicecomandante dei vigili urbani Luciano Momic e i consiglieri della Commissione.

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Ma è stato Lorenzo Bandelli, funzionario comunale, a chiarire sui tagli alle sanzioni: i trasgressori hanno l’opportunità di presentare uno scritto difensivo in cui giustificare le violazioni; saranno poi gli uffici ad accogliere la richiesta e a rivedere, eventualmente, l’importo. La “rideterminazione” della cifra, come detto, può scendere fino alla somma minima prevista dalla norma in materia, dunque 500 euro. Molto più improbabile, invece, un annullamento totale della multa, consentito solo in caso di un “supremo interesse pubblico” per l’amministrazione. Una strada che il municipio potrebbe imboccare, ad esempio, davanti a una ridda di ricorsi con esito sfavorevole. Ipotesi, questa, che si profilerebbe davanti a un evidente errore da parte dei vigili.

Ma di errore, tecnicamente parlando, non si tratta: le irregolarità, seppur discutibili sul piano del buon senso, c’erano tutte. E poi, ha detto Martini, «non vogliamo avvallare l’idea che in fondo conviene non rispettare le regole…». In effetti, proprio a sentire i commercianti, al Mercato vige una sorta di giungla: venditori che occupano spazi vuoti, piccole scaramucce e antipatie. Chi si ruba il formaggio. Chi la mozzarella. E chi chiama i vigili: le segnalazioni sarebbero partite proprio dall’interno.

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Ma Edi Kraus ha posto una questione: che fare degli irregolari per professione, cioè i recidivi? Più controlli, è stato deciso. A molti, alla fine, non è sfuggita la scena dell’assessore che rimprovera il più indisciplinato di tutti, l’uomo barbuto che un po’ tutti detestano là dentro. Quello che al piano di sopra ha trasformato il suo angolino in una sorta di gran bazar. «O metti a posto tutto entro gennaio o stavolta ti mando io i vigili», il rimbrotto di Kraus. «Macché - ha detto qualcuno - quello fa coriandoli delle vostre multe». Una mattinata così, con mezzo Consiglio comunale tra zucchine, broccoli e crauti. Con il venditore che interrompe «perché nei bagni non funziona lo sciacquone», i consiglieri di centrodestra inviperiti e la calma serafica dell’assessore Martini.

E con il giallo del foglio che gli otto agenti in borghese avrebbero dimenticato il giorno del blitz, in cui si celano (forse) i numeri reali dei controllati. Secondo Martini i venditori presenti erano 34 (di cui 23 in regola), mentre stando a questo fantomatico documento quella mattina erano soltanto in 21. La sostanza non cambia: per Bertoli stangare la gente con mille euro di multa è un gesto sconsiderato, per Bandelli di Un’Altra Trieste pure, tanto che ha preparato una mozione urgente per togliere le sanzioni completamente, anche quelle di Galleria Rossoni. Ma per Martini è giusto tutelare chi è in regola e se proprio non sta bene, ha detto Kraus, «le dimissioni chiedetele a me». Perché tutto è partito dal suo assessorato.

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