Trieste, scompare a 90 anni Ranieri Ponis

Ranieri Ponis

“Papà” del San Giusto d’oro, ex capocronista del Piccolo e saggista, aveva nel cuore l’Istria

TRIESTE Se ne va uno degli ultimi testimoni della presa di Berlino da parte dell’Armata rossa (aprile 1945). Se ne va, soprattutto, «un uomo retto, generoso, buono», ricorda la moglie Graziella. È morto ieri mattina Ranieri Ponis, per trent’anni - dalla fine degli anni ’50 al 1990 - giornalista del Piccolo diventandone prima capocronista e infine caporedattore. È scomparso tre giorni prima del suo novantesimo compleanno: i funerali si terranno lunedì 28 dicembre, alle 13, al cimitero di Sant’Anna. Proprio pochi giorni fa è mancata la sorella Rosetta.

«La sua vita era “Il Piccolo”. Era la scrittura. L’ultimo suo articolo? Due settimane fa. In realtà, non è mai andato in pensione...» annota la moglie. Che poi ricorda la grande passione del marito: la medicina. Per anni, infatti, Ponis se n’era occupato, al giornale. «Non c’era dottore che non lo conoscesse, era stimato, ben voluto». E difatti divenne socio onorario dell’Associazione medica triestina.

Una vita spesa in redazione da acuto testimone, tanto da spingerlo a pubblicare - nel 2006 - “Amarcord di cronista”. Cinquantadue capitoli e il titolo che diceva tutto: dall’incontro con Alida Valli- nata a Pola come lui, che però si sentiva in tutto e per tutto capodistriano doc - alla chiacchierata con Marcello Mastroianni e Alberto Sordi fino all’incontro con Nikita Kruscev che, nell’ottobre 1962, fatto scalo a Capodistria proveniente da Belgrado, espresse il desiderio di vedere Trieste.

Ma la cronaca è fatta anche di episodi tragici. Come l’attentato del 4 agosto 1972, quelle quattro bombe piazzate dai palestinesi che esplosero tra i tank della Siot, a San Dorligo. Lui era lì. Com’era là, a Berlino, tra il marzo 1944 e il 26 aprile 1945. Nel suo “Berlino 1944-1945-Testimonianza oculare” nessuna autocelebrazione, nessuna autobiografia, piuttosto una rievocazione dell’esperienza bellica da lui vissuta nella capitale del III Reich come militare di leva. A Berlino, l’ambasciata italiana gli aveva trovato un lavoro di interprete e contabile in un lager di lavoratori a Staaken, non lontano da Spandau. Poi “trasloca”: svolgerà la stessa mansione di interprete e contabile nel Wohnlager Biesdorf am Grabensprung, rimanendovi fino all’arrivo dell’Armata rossa. Qui Ponis arrotonda lo stipendio percepito al campo diventando collaboratore del settimanale berlinese “L’orso”, la cui redazione confinava con il ministero della Propaganda.

Una cosa però lo rendeva fiero: essere il fondatore del San Giusto d’oro, il prestigioso riconoscimento assegnato tutti gli anni ai triestini che con la loro professione o talento contribuiscono all’immagine della città. Era il 1967 e Ponis era il presidente del Gruppo dei cronisti giuliani. Ma Ponis ha tenuto molte conferenze sulla tragedia dell’esodo (lasciò Capodistria nel 1950), e ha dato alle stampe libri di saggistica storica come “Medico d’anime. La vita di Marcello Labor”, “In odium fidei. Sacerdoti in Istria passione e calvario”, “Esodo, 50 anni dopo”, “Antonio Santin - Ha camminato nell’uragano”, “Nazario Sauro, il Garibaldi dell’Istria”, “Gli arditi del mare - Antonio Marceglia e Spartaco Schergat”.

Infine, gli è stato assegnato il sigillo trecentesco del Comune ed è stato insignito dell’onorificenza di commendatore al merito della Repubblica italiana. (d.t.)

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