Massaggi hot a Trieste, i clienti diventano testimoni

Un uomo si sottopone a un massaggio

Una quindicina di persone chiamate a deporre tra aprile e giugno al processo a carico della titolare di un centro cinese

TRIESTE Sarà la sfilata degli imbarazzi, come minimo in due puntate, la prima il 13 di aprile e la seconda l’8 di giugno. Un appuntamento impossibile da schivare per chi sarà chiamato a parteciparvi, visto che gli arriverà a casa una convocazione timbrata dal Tribunale. Uno di quegli “inviti” cui non si può proprio dire di no, in tutti i sensi.

È stata definita, infatti, la lista dei clienti del centro massaggi hot che dovranno deporre prossimamente sotto giuramento come testimoni davanti al giudice monocratico Francesco Antoni, nel corso di una pubblica udienza a porte aperte, nell’ambito del processo a carico della cinese di 48 anni Xiudi Huang. La donna è accusata d’aver favorito e sfruttato il meretricio di una giovane sua connazionale, unica lavoratrice all’interno del centro massaggi “Taiwan” da lei gestito in via Donadoni e chiuso un anno e mezzo fa coi sigilli della magistratura dopo che la Squadra mobile aveva installato, nella saletta in cui la ragazza prestava servizio, una serie di microcamere nascoste le cui immagini avevano lasciato pochi margini a dubbi né immaginazione. È, questa, una lista decisamente corposa.

Tra i “testi” richiesti dal pubblico ministero Federico Frezza, quelli citati invece dal legale di Huang, l’avvocato Antonio Santoro, e quelli infine chiamati a deporre sia dall’accusa che dalla difesa siamo nell’ordine della quindicina di persone. Tra di loro qualche investigatore, che s’è occupato del caso, ma la gran parte è costituita proprio da clienti. Tanto insospettabili quanto (nel momento in cui si facevano massaggiare dalla ragazza del centro o pure la massaggiavano a loro volta, con qualche abbraccio e bacio di contorno, questo dicono i verbali delle accuse mosse alla titolare del centro) ignari che sarebbero finiti su una sedia davanti al pulpito di un giudice e il pubblico alle spalle per rendere conto di fatti che si presumono piccanti. Penalmente irrilevanti, per chi dovrà raccontarli in aula, eppure assolutamente imbarazzanti se non proprio compromettenti.

I nomi e cognomi di questi clienti mischiati a quelli degli agenti di polizia giudiziaria compaiono agli atti del processo a carico di Huang, che l’altro giorno ha vissuto il suo primo atto introduttivo e che è stato riaggiornato appunto alle due udienze del 13 di aprile e dell’8 di giugno per le audizioni dei testimoni. Punto dirimente per la difesa - la cui strategia è stata quella di non reclamare davanti al gip Luigi Dainotti riti alternativi come ad esempio un abbreviato che dà diritto a uno sconto di pena in caso di condanna e prevede udienze a porte chiuse - è quello di accertare se Huang fosse effettivamente a conoscenza o meno di ciò che la sua dipendente faceva a volte nella saletta al di là della reception. Se al caso emergesse che si fosse trattato di un’iniziativa autonoma della ragazza, chiaramente l’accusa d’aver favorito un’attività di prostituzione cadrebbe. Per il giudizio dell’imputata, però, c’è tempo. Prima sarà l’ora delle deposizioni dei clienti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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