Trieste: l’allarme degli artigiani «Lavoro nero in crescita»

La Cna chiede di potenziare i controlli per contrastare l’aumento degli abusivi «Parrucchieri, estetiste, operatori edili, idraulici e giardinieri i più colpiti»

Priorità associativa ed emergenza sociale: Giancarlo Carena, da nove mesi presidente degli artigiani iscritti alla Cna, iscrive il “lavoro nero” al primo posto nella graduatoria dei temi che caratterizzano questa fase del suo mandato.

Oggi alle 17.30, nell’Impact Hub in via Cavana, Cna, che a Trieste organizza circa 450 aziende con oltre un migliaio di addetti, riprenderà il ciclo di iniziative di “pubblico ascolto”, iniziate nella scorsa primavera, affrontando a più voci l’argomento della mobilità urbana: a “Coi piedi in terra” ci saranno l’assessore all’Urbanistica Elena Marchigiani, il presidente di Trieste Trasporti Giovanni Longo, il docente universitario Vittorio Torbianelli. Porranno loro quesiti - a differente titolo professionale - l’orafa Franca Fabian, il taxista Roberto Klun, l’impiantista Claudio Coloni.

Coordinerà l’incontro lo stesso Carena, che coglie l’occasione di redigere un primo bilancio della sua attività. E la questione, che maggiormente assilla i suoi associati, è il “lavoro nero”, «perché è una concorrenza sleale - dice il presidente della Cna - che crea distorsioni nel mercato, in quanto compromette ulteriormente chi svolge un’attività regolare e paga le tasse».

Carena non riesce a quantificare il fenomeno, anche perché è oggettivamente difficile censire lavori abusivi, e non intende consegnare dossier alle autorità competenti. Ma vuole sollevare un problema che è economico e sociale: «Ogni giorno ricevo lamentele da parte di parrucchieri e massaggiatrici, di operatori dell’edilizia e giardinieri, di estetiste e termoidraulici. Una realtà molto composita che soffre l’erogazione di servizi “offside” nei rispettivi comparti professionali da parte di personale non abilitato e non regolarizzato. Situazione diffusa che genera alterazioni tariffarie e dubbie competenze nella prestazione svolta».

«È probabile - esamina Carena - che molte di queste “patologie” siano legate alla crisi occupazionale nell’edilizia. Però non vorremmo che il mancato rispetto delle regole diventasse un’abitudine. Chiediamo un potenziamento degli strumenti di controllo, anche in forme innovative e inedite».

Poi prende posizione anche sulla politica economica del territorio. Una quarantina di aziende, insediate nel “perimetro” Ezit, sono iscritte alla Cna e Carena chiede al commissario Paolo Marchesi «una forte concertazione con le forze sociali e istituzionali, affinchè il patrimonio dell’ente rimanga a disposizione del territorio».

Nel dibattito sui futuri assetti delle Camere di commercio in regione, il presidente del Cna schiera la sua associazione a favore dell’opzione “bicamerale”, favorevole a una duplice articolazione giuliana (Trieste con Gorizia) e friulana (Udine con Pordenone). E chiede al sistema camerale una maggiore attenzione alle possibili interazioni tra mondo imprenditoriale e «innovative politiche di welfare» impostate dalla Regione Fvg: l’inserimento di «soggetti fragili in economia» è uno spunto da approfondire.

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