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Il rettore di Trieste Maurizio Fermeglia: «Atenei impoveriti, impossibile competere»

La denuncia in occasione dell’apertura dell’anno accademico: «Nuova riforma? Servono invece semplificazione, autonomia, elasticità e risorse»

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Il rettore dell'Università di Trieste Maurizio Fermeglia durante il suo discorso all'inaugurazione dell'anno accademico 2015-16 (Bruni) 

TRIESTE. L’ottimismo della volontà contro il pessimismo della ragione, in un quadro internazionale di violenze, incertezza economica, ma anche opportunità di progresso. Scorre lungo questo binomio il discorso con cui il rettore dell’Università di Trieste, Maurizio Fermeglia, ha ieri inaugurato il 92.o anno accademico - in una cerimonia che ha visto conferire al governatore di Bankitalia Ignazio Visco una laurea honoris causa - denunciando le criticità di un settore che appare impotente davanti ai tagli, «ingessato in norme bizantine», spesso azzoppato da «miserabili interessi di settore disciplinare».

«A questa pavida rassegnazione non voglio adeguarmi», ha tuonato Fermeglia, ricordando «che il sistema ha perso dal 2008 un miliardo di euro e oltre 10mila docenti. Investiamo poco più dello 0,4% del pil e i professori sono sempre più vecchi: su 13mila ordinari solo 6 hanno meno di 40 anni. Calano gli immatricolati e la percentuale dei laureati fra 25 e 34 anni è del 24%, contro la media Ocse del 41%: siamo all’ultimo posto e meglio di noi fanno pure Turchia e Cile».

Le tinte fosche continuano: «Il finanziamento statale per il diritto allo studio è di soli 160 milioni: ne occorrerebbero almeno il doppio. Francia e Germania spendono oltre due miliardi: dire che in queste condizioni possiamo competere con altri paesi è semplicemente ridicolo», mastica amaro il Magnifico, che prevede «l’inevitabile rivalutazione al ribasso dei costi comprimibili dall’ateneo». Poi la bordata al governo: «Una nuova riforma universitaria serve davvero?». Le necessità sono altre: «Semplificazione, autonomia, elasticità, risorse. Serve un piano straordinario per i giovani ricercatori, con ingressi “tenure track” per almeno 10mila posizioni in tre anni».

Un discorso, quello del rettore, che si è alleggerito nella seconda parte. Secondo Fermeglia «il rapporto tra risultati e soldi spesi dice che il sistema accademico triestino è efficiente. La nostra Università è inoltre fra le prime 5 in Italia per numero di addetti nelle attività di trasferimento tecnologico». La proiezione internazionale è garantita dalla «collaborazione con più di cento università del mondo», con legami in Africa, Medioriente e Far East, oltre a quelli storici con l’area centro- europea, che garantiscono iscritti stranieri più che doppi rispetto alla media nazionale: il 9% contro il 4,2%. Un’apertura cui il rettore tiene molto: «La logica di Fort Apache non ha mai funzionato: migranti e cooperazione saranno fatti centrali nel domani europeo» e l’università dovrà far studiare i nuovi arrivati e trasferire conoscenze nei paesi meno avanzati, per rendere più orizzontale «la nuova era alle porte: quella della genomica dei materiali, delle nano e biotecnologie, della stampa tridimensionale, dell’automazione e dell’intelligenza artificiale».

L’ottimismo della volontà sta nelle cose. E Fermeglia sottolinea che «nonostante le difficoltà di organico, l’offerta didattica non si è contratta: 68 corsi di laurea (di cui 12 interateneo con Udine, ndr), 15 dottorati, 14 scuole di specializzazione, svariati master». Aumentano gli immatricolati: +10,8%, e non mancano «una solida base di collaborazione a livello regionale e numerosi spin off nati dall’ateneo». Il rettore si è soffermato su altri elementi: l’importanza del complesso didattico dell’ospedale di Cattinara, i livelli di occupazione dei laureati triestini sopra la media nazionale, la buona valutazione della qualità della ricerca. Fermeglia ha ricordato poi «il nuovo collegio universitario presso l’ex Ospedale militare, che accoglierà studenti sulla base del solo merito». Infine, la «proroga contrattuale per tutti gli amministrativi a tempo determinato: le stabilizzazioni arriveranno, anche grazie a un accordo storico appena firmato con i sindacati».

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