In Croazia ancora 55mila mine

Niente pericoli sulla costa. “Infettato” il Sebenzano, lo Spalatino e il Raguseo

FIUME. Fra quattro anni la Croazia dovrebbe essere completamente liberata dalla presenza delle mine, disseminate nell’ex repubblica jugoslava agli inizi degli anni ’90, ai tempi del conflitto tra l’Esercito croato e i ribelli serbi della defunta Krajina di Knin (Tenin in italiano). Si tratta – parliamo del 2019 – di una speranza e non di una certezza perché per centrare l’ambizioso traguardo servono ingenti mezzi finanziari, con la Croazia che non può farcela da sola.

Gli aiuti dall’estero non mancano, ma sono insufficienti a far sì che nel Paese sparisca per sempre lo spettro delle mine che tanto dolore e morti ha provocato negli ultimi 25 anni. Secondo il Centro croato per lo sminamento (Hcr), in Croazia sono ancora 487 i chilometri quadrati a rischio mine, di cui buona parte riguardano le quattro regioni della Dalmazia. Sono le contee zaratina, sebenzana, spalatina e ragusea, per anni teatro di mortali scontri tra serbi e croati. Va precisato però che l’area costiera e le isole sono state bonificate e pertanto i turisti, nazionali e stranieri, non hanno nulla di cui temere. Ben altro il discorso per le aree dell’entroterra, segnate 20 e più anni fa dal sanguinoso conflitto che ha lasciato in eredita’ questi terribili “ricordini”. In tutto il Paese sono presenti ancora circa 55 mila mine, cifra davvero molto alta ma nulla al confronto di alcuni anni fa, quando i residuati si contavano a centinaia di migliaia. In questo momento, così gli esperti, gli ordigni giacciono nelle aree di 9 regioni e 70 comuni, con presenza segnalata da ben 12 mila tabelle antimine.

Un dato molto importante: l’Istria e il Quarnero, ossia la regione fiumana, non hanno mai avuto a che fare con le mine, essendo state regioni soltanto sfiorate dalla guerra e dove non si sono mai verificati combattimenti tra i soldati di Zagabria e gli indipendentisti serbi. C’è stato qualche episodio sporadico, tipo i bombardamenti effettuati da velivoli jugoslavi contro bersagli industriali negli immediati dintorni di Fiume, ma nulla più. Dunque, niente mine nell’Istroquarnerino, mentre altrove in Croazia ci pensano gli artificieri di una quarantina di imprese a bonificare di anno in anno le zone pericolose. Purtroppo è un’attività dove gli incidenti, anche mortali, non sono rari. L’ultimo artificiere a morire è stato un giovane di 26 anni, che lavorava per un’azienda di Vukovar, ucciso lo scorso settembre nella regione di Karlovac, a nord di Fiume.

(a.m.)

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