Immigrazione, l’Austria inizia a costruire il suo muro

I rotoli di filo spinato pronti per il “muro” austriaco (rtvslo.si)

Partiti i lavori, rete alta due metri e lunga 3,7 chilometri: servirà per incanalare i gruppi dei rifugiati

TRIESTE. La grande marea di profughi che fino a novembre aveva invaso l’Austria non c’è più. I transiti non sono cessati del tutto, ma sono diventati saltuari. Al valico di Spielfeld, per esempio, tra Slovenia e Stiria, sono giunti l’altro ieri 1.200 migranti, che sono stati trasferiti già nel corso della giornata in altri centri di accoglienza in Alta Austria.

Ma nei tre giorni precedenti non un solo uomo aveva attraversato il confine e lo stesso era accaduto agli altri valichi minori, utilizzati nelle scorse settimane. Zero attraversamenti a Radkersburg, l’altro valico in territorio stiriano, e zero attraversamenti a Rosenbach, in territorio carinziano. Per non parlare dei valichi con l’Ungheria, un tempo i più affollati e poi diventati deserti, dopo la decisione del governo di Budapest di erigere una barriera impermeabile ai suoi confini con la Serbia.

Fu lungo l’autostrada proveniente da uno di questi valichi che in agosto fu trovato un camion frigorifero abbandonato, nel cui cassone giacevano i corpi di 71 migranti morti soffocati per mancanza d’aria. Fu quella tragedia a scuotere le coscienze degli austriaci e dei tedeschi e a far decidere alla cancelliera Angela Merkel di aprire le porte del suo Paese a questa umanità disperata in fuga, per evitare che tragedie del genere potessero ripetersi e per contrastare il lavoro criminale dei passeur.

Per far fronte all’emergenza il governo austriaco aveva dovuto mobilitare la polizia, l’esercito, la Croce rossa e contare sulla collaborazione di molte organizzazioni di volontariato, organizzando per i trasporti oltre 100 pullman al giorno e tre treni speciali.

La situazione era diventata drammatica soprattutto al valico più frequentato, quello di Spielfeld, dove ogni giorno approdavano fino a 6.000 persone, con gravi problemi di ordine pubblico. Da ciò la decisione di erigere una recinzione metallica per “incanalare” i profughi verso i punti di registrazione e verso i bus addetti al loro trasferimento.

I lavori di costruzione di questa rete sono incominciati però appena lunedì, quando ormai sembra che non ve ne sia più bisogno. Se ne occupano 38 soldati di un battaglione del genio pionieri di Villach, che contano di portare a termine l’opera prima di Natale. La barriera metallica sarà lunga 3,7 chilometri, avrà un’altezza di 2 metri e mezzo, ma senza alcuno zoccolo di cemento alla base.

Si vuole costruirla così, perché, se in futuro non ve ne fosse più bisogno, possa essere facilmente rimossa, senza che sul terreno ne rimanga traccia. Si tratta, in altre parole, di una “barriera leggera”. Una scelta che, alla luce dell’attuale modesto flusso di profughi, appare quanto mai opportuna, perché non produce “danni collaterali” all’ambiente naturale al confine tra Stiria e Slovenia.

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