Record di slot in Friuli Venezia Giulia

Un uomo mentre gioca ad una videoslot

La regione al quarto posto in Italia per densità di licenze. A Trieste una ogni 451 abitanti mentre a Gorizia il rapporto è di 566. . Tutti i dati e i grafici: approfondimento nazionale con focus regionali, provinciali e comunali coordinati fra i quotidiani Finegil in collaborazione con Dataninja IL QUADRO NAZIONALE

TRIESTE. Quarto posto in Italia, alle spalle di Sardegna, Molise e Abruzzo. Il Friuli Venezia Giulia si sistema ai piedi del podio nella speciale classifica sulla densità di slot machine per numero di abitanti. Il dato sardo da primato dice 22,05 macchinette ogni 10mila abitanti, quello del Fvg 18,61. Niente male per un territorio che conta su un dato complessivo pari a poco più di un milione e 220mila residenti. Tanto per farsi un’ulteriore idea sull’incidenza, si può considerare ad esempio che le due regioni che chiudono questa graduatoria sono, con un rapporto di 10,18, la Sicilia e, con 9,80, il Trentino Alto Adige, la cui popolazione alle ultime rilevazioni si è attestata rispettivamente oltre i 5 milioni e 80mila e poco sopra il milione e 50mila.

Interessante l’analisi sui quattro capoluoghi di provincia del Fvg. Va precisato, in linea generale, che il numero degli apparecchi è in realtà quello degli esercizi o delle “sedi” titolari di una licenza, siano essi bar, circoli privati, agenzie di scommesse, sale giochi, edicole, rivendite tabacchi o ricevitorie, alberghi oppure ristoranti. Il “primato” è di Trieste, con un dato di 451 abitanti per ogni singola licenza, davanti a Pordenone (549), Gorizia (566) e Udine (617). A fare la “voce grossa”, per ciò che concerne l’ubicazione nel comune triestino, sono i bar: 347 sono dotati di slot, 380 se si considera l’intera provincia, su un totale comunale di 455 titolari di licenza e provinciale di 513. Molto alto, fra i cosiddetti comuni minori, il rapporto licenza/numero di residenti a Monrupino che arriva a 174 e dove, va specificato, la popolazione non approda alla soglia delle 900 unità, fermandosi a 868. Il comune con la minore densità di slot machine fra quelli della provincia triestina è San Dorligo della Valle: sole sette licenze per 5.815 residenti. Oltre ai bar, a livello provinciale, si evidenziano 46 ristoranti e 36 rivendite tabacchi con slot machine.

Passando in rassegna, poi, i dati di Gorizia e dintorni si nota un numero globale di 280 licenze in provincia, con la maggior concentrazione a Monfalcone (90) a fronte di 28.122 residenti. Una densità (312) ben superiore a quella della stessa Gorizia, che si ferma a 62 licenze su 35.114 abitanti. Curiosità: ci sono quattro comuni della provincia goriziana, tra quelli inclusi nella rilevazione (non compaiono i casi “slot free”), che contano un solo esercizio “abilitato”. Si tratta di Doberdò del Lago (1.421 residenti), Medea (967), Moraro (762) e Savogna d’Isonzo (1.737). I dati sulle slot sono estratti dal Libro blu dell’Agenzia dei monopoli e riferiti al 2014, quelli sulla popolazione sono targati Istat e aggiornati a inizio anno. Sul sito del Piccolo (www.ilpiccolo.it), dopo le 11 di questa mattina, sarà consultabile uno speciale approfondimento sul tema realizzato dai quotidiani Finegil in collaborazione con Dataninja, con mappe interattive, grafici e analisi anche in chiave nazionale (il link).

Non sono rare le situazioni di giocatori che si fanno prendere la mano con le slot, finendo per ritrovarsi nel tunnel della dipendenza da gioco d’azzardo. Un problema da fronteggiare su cui da tempo la Regione Friuli Venezia Giulia e le aziende sanitarie del territorio sono in prima linea. «A inizio anno abbiamo approvato una legge che tratta la questione - spiega l’assessore regionale alla Salute, Maria Sandra Telesca -. È stato attivato l’osservatorio sulla ludopatia e sono stati organizzati diversi eventi. Tra l’altro, nell’ambito del Piano della prevenzione di recente approvazione vi è anche una linea sul gioco d’azzardo. La nuova legge - aggiunge Telesca - prevede l’impossibilità di piazzare nuovi apparecchi vicino a scuole o case di riposo, ma è chiaro che non può smantellare l’esistente perché diverrebbe impugnabile. Bisogna attivarsi molto sulla prevenzione, che può dare più risultati a lungo termine, anche nelle scuole».

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