Bis degli indipendentisti al forum dell’Onu

Intervento a Ginevra del presidente di Territorio Libero. Denunciata la mancata tutela dello sloveno

«Dopo la seconda guerra mondiale, nella zona A del Territorio libero di Trieste (Tlt) venne garantito l’uso dello sloveno negli atti pubblici. Subito dopo, però, nel 1950, dopo il passaggio di una zona del Tlt sotto l'amministrazione italiana, venne nuovamente limitata la possibilità». Al forum delle minoranze, in corso al Palazzo delle Nazioni (Onu) di Ginevra, si è tornato a parlare del Territorio libero di Trieste. E dell’«apartheid linguistica». L’organizzazione non governativa Triest Ngo, che porta avanti le azioni internazionali per il riconoscimento del Tlt, è stata incaricata dall’Unpo (l’Organizzazione delle nazioni e dei popoli non rappresentati) di fare un intervento a nome tutte le minoranze sui diritti linguistici negati.

È la seconda volta che Trieste Ngo viene convocata al forum per le minoranze. A parlare è stato Andrej Rupel, presidente di quello che resta di Territorio Libero dopo la scissione di Vito Potenza. Della delegazione triestina faceva parte anche Alessandro Gombac, Matej Pregarc (in rappresentanza della zona B del Tlt) e il professore Samo Pahor, noto per le sue battaglie storiche a favore del bilinguismo e della minoranza slovena.

L’avvocato Nicola Sponza, pur accredidato, non era presente a Ginevra. «Nonostante le garanzie offerte dal governo italiano alla Jugoslavia, ci vollero diversi anni per “avvicinarsi” alla “parità di diritti e trattamento con gli altri abitanti delle due aree” - ha ricordato Rupel nel suo discorso al forum delle minoranze - . Appena nel 1990, alcune decisioni amministrative e costituzionali stabilirono che la protezione di una minoranza linguistica implicasse che le persone che ne fanno parte non dovrebbero mai essere costrette ad utilizzare una lingua diversa dalla loro nell'interazione con la pubblica amministrazione, nei procedimenti penali e nelle interazioni con le forze di polizia. Tuttavia in particolare nella zona A del Tlt ci sono ancora moltissime limitazioni significative nella possibilità di utilizzare la lingua o, più in generale, per raggiungere la piena uguaglianza».

Rupel, l’indipendentista esponente della minoranza slovena, ha denunciato a Ginevra una specie di “apartheid” linguistica. «Dal momento che lo statuto permanente del Tlt (allegato VI del trattato di pace) proclama che le lingue ufficiali siano l'italiano e sloveno, l'amministratore proprio nel 2001 ha posto in vigore una legge nota come “di tutela” per la minoranza slovena, che limita territorialmente tali diritti in una sorta di apartheid, mentre nei rimanenti uffici pubblici risulta alquanto difficile trovare del personale che ne agevoli l'uso - conclude Rupel - Ci sono moltissimi casi di diritti negati degli abitanti della componente linguistica slovena sotto l'amministrazione italiana dell'Tlt, come ci sono anche parecchi problemi con le altre minoranze italiane slovene e croate all esterno dei confini del Tlt. Il mondo ha bisogno di una migliore protezione, affinché tutti possano continuare a vivere, lavorare e studiare nelle proprie lingue del territorio di appartenenza, senza che nessuno si debba sentire cittadino di secondo grado». (fa.do.)

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