Gorizia: arrivati i container-rifugio di Medici senza frontiere

I container depositati in via Terza Armata

Parcheggiati nella zona del San Giuseppe, spunta anche il tendone della Caritas. Via dalla città 90 rifugiati

GORIZIA I container sono arrivati di prima mattina. E sono stati “parcheggiati” temporaneamente in via Terza Armata. A trasportarli diversi camion con targa slovena che li hanno depositati in uno spiazzo. Successivamente, le strutture (sarebbero una decina) sono state spostate nelle aree esterne del San Giuseppe dove nascerà, nei prossimi giorni, un centro di accoglienza capace di ospitare un centinaio di richiedenti asilo.

In attesa di completare l’allestimento dell’area dei Medici senza frontiere che richiederà impegno e tempo, negli spazi della parrocchia della Madonnina è stata innalzata una tenda di circa 24x10 metri, necessaria per dare ricovero immediato ai richiedenti asilo senza convenzione e senza riparo che, secondo gli ultimi dati messi a disposizione dal Comune, avrebbero raggiunto quota 160. Ma intanto 90 oggi lasceranno Gorizia, in partenza anche 40 da Udine e 70 da Trieste.

Medici senza frontiere all’attacco Intanto, Medici senza frontiere (Msf) spiega i motivi dell’iniziativa e non mancano di “graffiare” le istituzioni locali. «Stiamo realizzando un alloggio temporaneo per offrire assistenza medico-umanitaria urgente a decine di richiedenti asilo che da settimane e mesi vivono a Gorizia, ma non hanno ancora trovato una situazione stabile a causa della mancanza di posti di accoglienza. Medici senza frontiere chiede alle autorità italiane e locali di rispettare i propri obblighi fornendo e gestendo spazi idonei, dove le persone possano essere accolte con un riparo, cibo, servizi igienici e assistenza medica».

Negli ultimi mesi, rammenta l’organizzazione, il numero degli arrivi di richiedenti asilo è stato costante ma una risposta istituzionale strutturata e stabile, per offrire un’accoglienza a tutti, non c’è ancora stata.

Durante diverse valutazioni e incontri con gli attori locali, Msf ha documentato le «condizioni dure e precarie» in cui si ritrovano molti richiedenti asilo ancora fuori accoglienza, che vivono esposti al freddo e alle intemperie, con possibili impatti sul loro stato di salute, da infezioni delle vie respiratorie all’aggravarsi dello stato psico-fisico, fino a casi che necessitano di ricovero.

Emergenza umanitaria «Ci si concentra soprattutto sui numeri, ma dimentichiamo che le persone che arrivano in Europa sono individui con bisogni umanitari: accesso all’acqua, cibo, alloggio, cure mediche e protezione. Sono queste le necessità a cui si deve urgentemente dare risposta», dichiara Yannick Julliot, coordinatore Msf a Gorizia. «Non c’è altro tempo da perdere. I flussi continuano e l’inverno è ormai arrivato. Servono rapidamente ripari e luoghi sicuri per fornire un’accoglienza dignitosa anche a Gorizia».

Medici senza frontiere ha così proposto, in accordo con la Caritas locale, la creazione di un alloggio temporaneo nell’area del San Giuseppe per ospitare i richiedenti asilo che arrivano in città «e hanno diritto a ricevere assistenza - annota l’organizzione -. Un’equipe medica di Msf collaborerà con l’Azienda sanitaria Bassa Friulana-Isontina e la Croce Rossa per rinforzare il servizio medico. L’intervento proposto è temporaneo e ha l’obiettivo di consentire agli attori istituzionali locali di adottare soluzioni strutturate in grado di rispondere in maniera stabile alle necessità di accoglienza».

Attori istituzionali nel mirino L’organizzazione ribadisce il concetto: «È necessaria una risposta immediata e coordinata dagli attori istituzionali locali per affrontare questa situazione. Anche a Gorizia il diritto dei richiedenti asilo ad un’accoglienza deve essere garantito», continua Stefano di Carlo, capomissione Msf in Italia.

«Queste azioni richiedono la massima urgenza, in quanto il flusso di persone in arrivo a Gorizia non si fermerà durante l’inverno, ma le condizioni di vita per loro saranno ancora più dure».

Msf chiede alle autorità italiane e locali di rispettare i propri obblighi e di impegnarsi nell’accoglienza, fornendo e gestendo spazi idonei, dove le persone possano essere accolte con un riparo, cibo, servizi igienici e assistenza medica.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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