Monfalcone, contaminata di amianto la cassa di colmata

Il rendering del minirigassificatore di Smart Gas

Il sindaco tranquillizza: «Sono 14mila metri quadrati su 350mila». SmartGas attacca: «Via non più valido»

MONFALCONE Amianto nella cassa di colmata, sono contaminati 14mila metri quadrati su 350mila. La notizia covava da settimane dopo le indiscrezioni sui carotaggi e le analisi fatti eseguire dalla Capitaneria di porto. Verifiche varate dopo la denuncia di SmartGas e in particolare del project leader Alessandro Vescovini che, per preparare il suo progetto di mini-rigassificatore, aveva fatto a sua volta delle verifiche (necessarie per il Via) in cassa di colmata trovando cumuli di detriti, residui e sostanze riconducibili a una vera e propria discarica. Ora si scopre anche che c’è l’amianto. Ieri dopo la pubblicazione di un’ordinanza della stessa Capitaneria che vieta l’ingresso alla cassa di colmata, la conferma ufficiale del Comune che tenta di buttare acqua sul fuoco su una vicenda che però sta già diventando esplosiva.

«Il Comune ha preso atto del rilevamento di concentrazioni di soglie di contaminazione di amianto in una ristretta area, 14mila metri su 350mila, nella Cassa di colmata in cui negli anni ’80 era stata autorizzata una discarica di inerti». Si insiste nella nota del sindaco Silvia Altran che «si tratta di un angolo della cassa di colmata, un’area delimitata che non costituisce pericolo immediato di inquinamento per le zone circostanti». Subito dopo la parte nodale dove è già caos annunciato. «Tutti gli enti sono già al lavoro per individuare le soluzioni migliori per le operazioni di bonifica che non dovrebbero interferire con le attività di escavo del canale».

Questioni che la Stessa SmartGas, che ha in piedi una serie di azioni e un ricorso a Roma, contesta in pieno. «Dopo 6 mesi i fatti ci danno ragione - dichiara Vescovini - in cassa di colmata è stato trovato amianto, esattamente nella zona dove SmartGas a marzo aveva effettuato una serie di caratterizzazioni che avrebbero dovuto insospettire l'Azienda speciale del porto, ente pubblico che si occupa del progetto dell'escavo e che ricordiamo ha previsto di portare il materiale dalla cassa di colmata in aree dove si trovano falde affioranti».

«Un progetto sbagliato, realizzato con una fase istruttoria a dir poco lacunosa - accusa - caratterizzazioni del canale di accesso scadute e mancanza di verifica amianto in Cassa di colmata, portato avanti nonostante gli enormi problemi evidenziati da SmartGas al ministero dell'ambiente».

«Ora in piena fase processuale in seguito al ricorso al Tar del Lazio presentato da Smart gas - conclude Vescovini - emerge che il presupposto per il quale il Via è stato rilasciato ad agosto, ovvero che la cassa di colmata sarebbe stata riconsegnata pulita dai rifiuti trovati dal genio civile opere marittime è stato smentito dai fatti. La Cassa di colmata non solo non è stata riconsegnata integralmente, ma una sua parte, inclusa nel progetto dell’escavo, deve addirittura essere bonificata. Conseguentemente i presupposti per i quali il decreto è stato rilasciato, così come le dichiarazioni ufficiali dell’Azienda speciale sono semplicemente falsi».

 

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