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Fecondazione assistita, quel che manca è il buon senso

Dai divieti introdotti undici anni fa dal governo, al referendum fallito, alla raffica di sentenze che li hanno già rimossi. Restano proibizioni assurde, che tra l'altro ostacolano la ricerca su malattie degenerative

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Era il giugno 2005 quando fummo chiamati a votare nel referendum sull'abrogazione di alcuni articoli della Legge 40, che regola la procreazione assistita. Molti ricorderanno i lunghi dibattiti televisivi tra coloro che ne sostenevano la validità (pochi, invero, tra medici e scienziati, ma con il Vaticano pesantemente schierato) e i tanti che invece ne volevano l'abolizione.

La Legge 40, promulgata un anno prima dal Governo Berlusconi, aveva introdotto delle norme restrittive e penalizzanti: divieto alla produzione di più di tre embrioni per volta, divieto della fecondazione eterologa, divieto alla diagnosi pre-impianto, divieto di accesso alle coppie fertili ma portatrici di malattie genetiche e, infine, divieto di usare embrioni non idonei per la ricerca scientifica.

La grande maggioranza (88.1%) di chi andò alle urne votò a favore dell'abrogazione degli articoli discriminatori, ma furono pochi (25.9% degli aventi diritto) per superare il quorum: spinti vuoi dalla complicatezza del referendum vuoi dal suggerimento della Cei a disertare i seggi, gli italiani quella domenica se ne andarono al mare.

Da quel momento a oggi, però, sono state ben 34 diverse sentenze a smantellare di fatto, e pezzo per pezzo, quella legge così mal concepita. Rimosso il divieto diagnosi preimpianto nel 2008, rimosso l'obbligo di impianto contemporaneo di tutti gli embrioni nel 2009, abbattuto il divieto di fecondazione eterologa nel 2014, rimosso il divieto di accesso alle coppie fertili ma portatrici di malattie genetiche nel 2015. Oltre alle sentenze della nostra Corte Costituzionale, nel 2012, la Corte Europea dei Diritti Umani ha bocciato il divieto di accesso alla fecondazione in vitro di coppie con difetti genetici, respingendo poi anche il ricorso che il Governo Monti aveva presentato.

Palazzo della Consulta, a Roma, sede della Corte costituzionale 

Ed è proprio dell'altra settimana l'ultima picconata: secondo la Consulta, non è più reato selezionare gli embrioni in caso di gravi malattie: i genitori portatori di malattie ereditarie potranno ora avere la certezza dell'impianto nell'utero soltanto degli embrioni sani.

Rimangono peraltro altre assurdità ancora in vigore. In particolare: nei frigoriferi dei centri per la procreazione assistita ci sono decine di migliaia di embrioni senza possibile utilizzo, che ora comprenderanno anche quelli dichiaratamente con difetti genetici. La Legge 40, infatti, vieta la possibilità di utilizzarli per derivarne cellule staminali embrionali, fondamentali invece per sviluppare terapie contro le malattie degenerative. Con una beffa: in Italia queste cellule è però possibile studiarle, a patto di farsele mandare da qualche altro Paese. Mortificando ricerca e buon senso.

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