Slide, testimonial e canzoni dei Genesis per il “Cosolini show”

Cerimonia d’apertura della campagna elettorale in Molo IV. L’impegno: «Porteremo Trieste verso il futuro che merita»

“Trieste torna grande - Parte II”. I sequel al cinema non portano tanto bene. A parte “Il Padrino - Parte II” e “Ritorno al futuro 2“, che erano superiori all’originale, il resto sono state spesso delusioni pazzesche. Roberto Cosolini, che tenta il bis ripartendo dal Molo IV, pensa a un “ritorno al futuro”. «Noi porteremo Trieste al futuro che si merita» promette al termine del suo monologo di quasi un’ora.

L’inizio della campagna elettorale è da paura. Gli spin doctors, rievocando il “Cominciamo” del 13 novembre 2010 all’Hotel Savoia, non si sono resi conto che cadeva di venerdì. «Porta bene» sorride la portavoce Eugenia Fenzi. Venerdì 13, appunto. Nell’hangar del Molo IV arrivano in quasi 300 pronti sostenere la nuova avventura elettorale del sindaco Pd che vuole «continuare sulla giusta rotta». C’è la giunta quasi al completo, gli assessori regionali Francesco Peroni e Gianni Torrenti, il consigliere di Sel Giulio Lauri, il segretario Cgil Franco Belci, il rettore Maurizio Fermeglia, il sovrintendente del Verdi Stefano Pace e il commissario del Porto di Trieste Zeno D’Agostino. "Continuiamo”, scongiuri permettendo, è lo slogan scelto per il secondo mandato. “Ricominciamo”, secondo alcuni, sarebbe stato più appropriato.

Non è la prima volta di Cosolini al Molo IV. C’è il precedente del 3 febbraio 2011 quando si tenne “Un palco per Trieste” in piena campagna elettorale con musicisti, artisti vari a sostenere la sua prima corsa. Ora, a distanza di 4 anni e 8 mesi, Cosolini sale da solo sul palco in una specie di convention all’americana. La colonna sonora è la sua playlist di sempre, che spazia da Bruce Springsteen ai Genesis per chiudere con i Beach Boys. Il sindaco parla da solo per un’ora scarsa in piedi dietro un leggio trasparente e con una serie di foto “slide” alle spalle. Alla fine lascia spazio a quattro testimonial: Maria Teresa Bassa Poropat (presidente della Provincia in liquidazione), Francesco Russo (il senatore che ha sdemanializzato il Porto Vecchio con un emendamento), il presidente per caso del Rossetti (che però non vuole essere nominato) e Pietro Faraguna (il politico rientrato da New York). Sul palco si nota l’assenza di Mitja Gialuz, il candidato sindaco ombra (neppure una citazione per lui e la Barcolana) .

È il mare il protagonista assoluto di “Trieste torna grande - Parte II”. All’immagine della Bella addormentata (copyright Beniamo Pagliaro) Cosolini preferisce quello di “una barca in secca”. «Noi abbiamo messo fine all’immobilismo», grida dal palco. Nella lista dei 5 anni ci sono la Ferriera, il Piano del traffico, il Prgc. Nel futuro c’è invece il mare, a partire dalla sfida di Porto Vecchio. «Una città che inizia a progettare partendo dal mare, una città che si ricongiunga al mare». Un programma ripreso pari pari da quello di cinque anni fa quando si parlava di trasformare Trieste da “città sul mare a città di mare”. La prima cosa fatta è stata la nomina di D’Agostino a commissario del Porto. Il più citato nell’intervento del sindaco. La seconda cosa da fare è quella di togliere «queste benedette macchine parcheggiate sulle Rive in modo da riconsegnare alla città il frontemare più bello d’Europa e di costringere Trieste terminal passeggeri (Ttp) a fare il mestiere per cui è nata (crociere e congressi) e non l’esattore di parcheggi. Non ci servono per questo Generali, Unicredit e Costa (soci di Ttp, ndr)». L’altro sogno è quello di mettere assieme tutto il patrimonio legato al mare di Trieste in un unico contenitore in Porto Vecchio. «Verrebbe fuori il più grande museo del mare d’Italia e d’Europa. La storia di Trieste legata al mare non ha eguali» assicura il “nostromo Cosolini”, che non dimentica però che Trieste è la seconda città d’Italia (dopo Trento) per la percentuale di startup e la prima per la spesa sociale (376 euro pro capite). E, tra un’onda e un’altra, annuncia che il prossimo anno gli asili nido chiuderanno alle otto di sera e che da dicembre saranno disponibili 60 appartamenti per giovani nell’area Urban. Esibisce orgoglioso il taglio di 523.000 euro annui ai compensi degli amministratori delle controllate del Comune che prima servivano «come secondo stipendio per alcuni politici che non hanno voglia di lavorare». Un po’ di antipolitica non guasta. «Siamo una città che ha ridotto il debito, tagliato le tasse e aumentato i servizi» assicura il sindaco. Cosa volere di più? Non resta che “continuare sulla giusta rotta”. «Trieste non è più in secca. In primavera (le elezioni, ndr) c’è il primo giro di boa. Facciamo che la barca non torni in secca. Dobbiamo andare a vele spiegate in mare aperto. Ora tutti insieme avanti tutta». Buon vento verrebbe da dire. Buona nebbia se, invece, si ha a cuore le sorti di Trieste città di mare (e di crociere), visti i “regali” di Venezia.

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