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La fantascienza? Esiste già in natura

Come e peggio che in "Alien": vermetti che vampirizzano le cavallette, vespe che prendono il controllo della "mente" di un ragno, formiche zombie e così via. Tutti normali casi di "fenotipo esteso"

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Una scena di "Alien" di Ridley Scott 

Amanti della fantascienza che a Trieste affollate le sale del festival questa settimana: ricordate "Terrore dallo spazio profondo" di Phil Kaufman del ’78, remake de "L'invasione degli ultracorpi", in cui un gruppo di persone a San Francisco scopre che esseri umani vengono progressivamente presi in possesso da cloni alieni privi di emozioni? Oppure "Alien", l'horror di fantascienza di Ridley Scott del ’79, in cui un alieno si riproduce nel corpo di un astronauta del futuro per poi balzarne fuori e nascondersi nell'astronave? Due classici in cui il controllo della mente e la manipolazione del comportamento catturano la nostra immaginazione.

Ma se l'idea che il comportamento sia manipolato da altri esseri che stanno dentro di noi ci fa rabbrividire, le scene del mondo della natura sono ben più immaginifiche e terrificanti. Le larve dei vermi nematomorfi sono dotate di una piccola proboscide retrattile armata di spine, che consentono loro di penetrare attraverso la cuticola dei grilli. Una volta nell'addome, le larve divorano lo sventurato insetto dall'interno, ma, prima che muoia, modificano il suo comportamento e lo forzano a saltare nell'acqua, dove il grillo annega e i vermi possono riprodursi.

Le formiche zombie della foresta amazzonica sono parassitate da un fungo che prende possesso del loro cervello, costringendole a lasciare il nido sugli alberi e discendere sul terreno. Qui il fungo le uccide, impedendo però che il cadavere vada in putrefazione per almeno due settimane: il tempo necessario al fungo per replicarsi, formando una protuberanza che cresce dalla testa della formica.

E infine, è proprio di questa settimana la pubblicazione sul Journal of Experimental Biology di un articolo firmato da un gruppo di ricercatori a Kobe, in Giappone, che descrive come una vespa sia capace di trasformare un ragno in una fucina di orrori. Una volta penetrata nel ragno, la vespa prende controllo del sistema nervoso del ragno, costringendolo, prima di ucciderlo, a lavorare forsennatamente per costruire intorno a sé una ragnatela cotonosa e rifrangente, tale da sviare gli appetiti di altri insetti.

La capacità di controllare mente e corpo di un altro essere vivente è parte di un concetto che in biologia è conosciuto come quello del "fenotipo esteso", in quanto aspetto e comportamento sono governati dai geni di altri esseri viventi, spesso di un'altra specie. Richard Dawkins, il grande autore de "Il gene egoista", ne ha scritto nel 1982 un bellissimo libro. Potremmo dedicarlo agli amanti della fantascienza e a tutti quelli che ancora pensano che la natura sia una madre benigna e munifica.

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