In quaranta a Gorizia: «Veniamo dalla Germania»

Immigrati alla caserma della Casa Rossa a Gorizia

Tutti giovani afghani e pakistani. E Vienna annuncia l’introduzione dell’«asilo a tempo»: solo tre anni

GORIZIA. «Che sia la quiete prima della tempesta?», si era chiesto nei giorni scorsi don Paolo Zuttion, direttore della Caritas diocesana di Gorizia, invitando tutti a tenere la guardia alta sul tema dell’immigrazione e dell’accoglienza. Probabilmente è stato un ottimo profeta, perché dopo lunghe giornate in cui gli arrivi di immigrati erano ridotti al lumicino a Gorizia, la giornata di ieri è stata campale.

Come, da tempo, ormai non si vivevano più nel capoluogo di provincia isontino. In un colpo solo sono giunti in città una quarantina di richiedenti asilo. La notizia ha iniziato a circolare già nel primissimo pomeriggio a livello politico. Pareva un’indiscrezione, o peggio ancora una becera strumentalizzazione: poi, in serata, è arrivata la conferma da fonti confidenziali delle forze dell’ordine.

I migranti, tutti di nazionalità afghana e pakistana, tutti di età compresa fra i venti e i trent’anni, hanno dichiarato di essere arrivati dalla Germania: affermazioni che, poi, avrebbero trovato conferma dopo gli scrupolosi approfondimenti effettuati dalla Polizia di frontiera. Non è chiaro se sono stati respinti o se si sono resi conto che, difficilmente, avrebbero avuto “vita facile” in Germania: fatto sta che hanno scelto, senza indugi, la rotta verso Gorizia. Ignoto il percorso che hanno compiuto, ignoti anche i mezzi che hanno utilizzato per il trasferimento.

Sullo sfondo, le recentissime dichiarazioni del ministro dell’Interno tedesco Thomas de Maizière. Ha affermato che i migranti provenienti dall’Afghanistan non possono aspettarsi di ottenere asilo politico e neppure di essere in qualche modo legalmente tollerati in Germania.

«Assieme al governo di Kabul, con cui siamo in contatto, lavoreremo per il rientro dei migranti afghani nel loro Paese», ha precisato, «molti appartengono al ceto medio e riteniamo che debbano rientrare in patria per partecipare alla ricostruzione del loro Paese».

Mentre tutti guardano con preoccupazione a ciò che sta accadendo in Slovenia, il problema ora potrebbe materializzarsi sull’altro “fronte”, quello tedesco. Gli immigrati giunti a Gorizia, in assenza di strutture ricettive, avrebbero dormito all’addiaccio. E dire che non più tardi di un paio di giorni fa Caritas e Prefettura avevano fatto un importante annuncio: per tutti gli immigrati presenti in città e in provincia era stato individuato un tetto.

Se come detto sullo sfondo degli arrivi a Gorizia ci sono le dichiarazioni di de Maizière, in Germania da qualche tempo si punta a rimpatri più veloci per chi non ne ha il diritto.E proprio ieri Vienna, a sua volta sottoposta a una pressione fortissima a causa degli arrivi dalla Slovenia, ha annunciato l’introduzione dell’asilo a tempo.

La Grosse Koalition austriaca, per contrastare il flusso enorme di migranti, ha deciso di inasprire le regole del diritto d'asilo e ha trovato l'accordo per garantire, a partire dal 15 novembre, asilo soltanto per tre anni. A comunicarlo è stato il ministero dell'Interno di Vienna. Alla scadenza, il permesso di restare in Austria decadrà automaticamente.

Una nuova verifica stabilirà se sussistano ancora i motivi per accordare un prolungamento dell'asilo. Le nuove regole verranno approvate a dicembre ma avranno validità retroattiva al 15 novembre, ha aggiunto il ministro dell'Interno Johanna Mikl-Leitner. Altre misure di inasprimento dell'accoglienza contemplate dal ministero dell'Interno austriaco riguardano i ricongiungimenti. I migranti ai quali non viene riconosciuto il diritto d'asilo ma solo la cosiddetta “tutela sussidiaria”, dovranno attendere tre anni prima di poter portare i propri familiari in Austria. Finora l'attesa durava soltanto un anno.

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