«Tutti i profughi in città hanno oggi un tetto»

Don Zuttion (Caritas): «Non ci risulta ci siano persone che dormono all’addiaccio ma non va abbassata la guardia: non vorrei fosse la quiete prima della tempesta»

Nessun immigrato dorme più all’addiaccio. Tutti hanno un tetto sopra la testa. Così almeno pare.

A tenere la contabilità è don Paolo Zuttion, direttore della Caritas diocesana. Dopo il maxi-trasferimento di 150 richiedenti-asilo dalle rive dell’Isonzo e dal Parco della Rimembranza al Cara di Gradisca d’Isonzo, «sono arrivati in città altri quaranta immigrati - spiega don Paolo -. Per queste persone abbiamo trovato una soluzione al dormitorio in Piazzutta. In questo momento, per quanto di mia conoscenza, non dovrebbe esserci nessun migrante costretto a dormire all’aperto. Anche perché cerchiamo di evitare che questo accada: appena veniamo informati o scopriamo che c’è qualcuno senza sistemazione, cerchiamo di individuare immediatamente una soluzione. Fa freddo, le condizioni climatiche sono destinate a peggiorare ulteriormente e non possiamo permettere che ci sia qualcuno che dorme all’addiaccio».

Circostanze che vengono confermate anche dalla Prefettura di Gorizia. «Attualmente in provincia sono accolti 590 profughi - fanno sapere i funzionari -. E, dopo mesi, ciascuno di questi ha un tetto sopra la testa. C’è un certo numero di richiedenti-asilo che trova ricovero ogni sera al dormitorio della Caritas in Piazzutta con un turnover naturale tra chi arriva e chi parte».

Gli spazi parrocchiali della Madonnina continuano ad essere utilizzati per offrire un pasto a queste quaranta persone. «Se dovesse esserci un’emergenza legata, comunque, a numeri contenuti, potremmo utilizzare la sala grande per disporre materassi e posti-letto», aggiunge don Paolo Zuttion. Che chiede, comunque, di non rilassarsi. «Non vorrei fosse la quiete prima della tempesta». Lo sussurra il direttore della Caritas diocesana. Non vuole fare l’uccello del malaugurio ma, considerati i precedenti, ammonisce e invita tutti (istituzioni in primis) a tenere alta la guardia.

«Questo è un momento tranquillo sotto il profilo dell’immigrazione ma non dobbiamo assolutamente adagiarci, pensando che il problema sia risolto. Continueranno ad arrivare qui altri profughi: la speranza è che non ci siano approdi massicci. Comunque - scandisce chiaramente don Paolo - va tenuta alta la guardia». Un appello forte e chiaro diretto soprattutto alle istituzioni.

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