È atteso un fiume di 380mila migranti sulla rotta balcanica

Migranti al confine tra Slovenia e Austria

Slovenia in allarme. Il tira e molla dei “muri” tra Vienna e Lubiana. Dall’Austria circa 50 arrivi in Friuli Venezia Giulia

LUBIANA. Quanto potrà andare avanti così? L’interrogativo corre nei chiacchiericci dei bar di Lubiana, ma anche tra gli infreddoliti poliziotti che sorvegliano questo interminabile cordone di migranti che, appena sembra fermarsi, immediatamente dopo ricomincia a scorrere, senza fine. La Slovenia sembra, per ora, aver trovato la soluzione migliore.

La strategia del “train to train”, ossia da treno a treno, messa in atto grazie al coordinamento finalmente raggiunto con la Croazia dopo l’ultimo summit Ue-Balcani sull’emergenza profughi, funziona. Cancellate le colonne di esseri umani che transitavano lungo i campi e i boschi sloveni. Minimo rischio di infiltrazioni clandestine, tutto viene passato al setaccio del check-in alla frontiera con la Croazia e viene quindi trasferito su rotaia a Šentilj, sul confine con l’Austria.

Attualmente, secondo alcune fonti internazionali, verso la Slovenia sulla rotta balcanica si stanno muovendo qualche cosa come 380mila persone. E i “colli di bottiglia” instaurato al confine tra Croazia e Slovenia e poi a quello tra Slovenia e Croazia potrebbero saltare. L’Austria che in effetti si sta preparando a innalzare una barriera lungo il confine sloveni in pieno “hungarian style” potrebbe, a opera ultimata, decidere di chiudere i confini, e per la Slovenia sarebbe il caos perché di fatto, con questa mossa, Vienna sposterebbe il confine esterno di Schengen dal confine meridionale sloveno a quello settentrionale.

Una eventualità questa che potrebbe deviare il flusso sul Friuli Venezia Giulia. Da segnalare nell’ultima settimana una cinquantina di arrivi a Udine via ferrovia dall’Austria. Potrebbe essere la conseguenza dell’irrigidimento ai confini tra Austria e Baviera, ma il Sap, Sindacato autonomo di polizia, non sottovaluta il fenomeno e invita a stare all’erta.

Eppure Lubiana di muri o fili spinati da dispiegare lungo tutti i 670 chilometri di confine con la Croazia proprio non ne vuol sentir parlare. Il sottosegretario agli Interni, Boštjan Šefic liquida tale possibilità come «inattuabile». Primo perché una simile opera sarebbe impossibile da realizzare in due settimane, secondo perché tutti i muri si superano o si abbattono, per rendere veramente “utile” una siffatta difesa bisognerebbe che la stessa fosse costantemente pattugliata dalla polizia il che per la Slovenia è impossibile e poi, Šefic ricorda che un “muro” ostacolerebbe anche i traffici transfrontalieri lungo i piccoli valichi di confine che costituiscono parte integrante dell’economia delle aree di confine.

A Šentilj, intanto, sarà ultimata oggi la bretella di collegamento della linea ferroviaria fin nei pressi del centro di accoglienza temporanea dei migranti che non saranno più costretti così a passare per la cittadina slovena per raggiungere il punto di raccolta. Sul versante austriaco del valico da rilevare che un gruppo di destra denominato “Patrioti austriaci” ha manifestato contro il governo di Vienna reo, a loro avviso, di spendere soldi per i profughi e non per i disoccupati o i senza casa austriaci.

Infine la triste litania dei numeri. Il numero totale dei migranti arrivati in Slovenia dall'inizio della seconda ondata migratoria di due settimane fa è, stando ai dati della polizia, di 111.354 persone. Nello stesso periodo hanno lasciato la Slovenia 92.666 migranti. Alle 6 di ieri mattina nei centri di raccolta in Slovenia erano presenti 6.375 profughi.

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