Sos alla Regione Fvg dei produttori di Terrano

Un bicchiere di Terrano

I viticoltori del Carso scrivono a Serracchiani sollecitando la Doc transfrontaliera. Roma chiede lumi sugli accordi mancati

TRIESTE. Adesso puntano tutto sulla Serracchiani, la Regione e il governo. Gli Stati Generali del Terrano del Carso, riuniti l’altra sera, scelgono la via istituzionale, anche se l’amarezza è tanta, e la preoccupazione anche maggiore.

In direzione di piazza Unità partirà nei prossimi giorni una lettera in cui i produttori, spalleggiati da Confartigianato, Coldiretti, Kmecka Zveza e altri ancora, chiedono senza mezzi termini di portare a termine il progetto di Doc transfrontaliera, inopinatamente frenato dall’inaspettata levata di scudi di Lubiana. Per i vignaioli, praticamente tutti di etnia slovena, uno schiaffo morale, per non dire un tradimento. «Ci sentiamo l’amaro in bocca - spiega Matej Skerlj - . Non ci hanno proprio calcolato». «Il Carso è uno e uno solo, di quà e di là dall’ex confine - incalza Beniamino Zidarich - e spero proprio che sarà così anche in futuro».

A spiazzare totalmente i cantinieri dell’Altipiano, più che il dibattito su toponimi fantomatici e diritti più o meno acquisiti, è proprio l’atteggiamento del governo sloveno sul quale anche da Roma hanno chiesto lumi. Sono passati appena tre anni, infatti, da quel meeting italo-sloveno in cui il vino a cavallo del confine sembrava appena dietro l’angolo. Era il 21 luglio del 2012 quando Luca Lauro, responsabile ministeriale delle Doc e della filiera vinicola spiegava, davanti agli omologhi dell’altro paese, che «si arriva alla “doc” italo-slovena innanzitutto preparando un fascicolo che contempli già dei disciplinari unici di produzione, di qua e di là dal confine, quindi ideando un marchio che corrisponda al nome del territorio e infine, ovviamente, ottenendo il riconoscimento comunitario». Passo più facile, era stato aggiunto, dopo che il sistema di protezione delle “doc” era passato sotto l’ombrello Ue.

Sfugge, dunque, perchè Lubiana in quell’occasione avesse dato pieno appoggio al progetto Ue comune, Agrotur, triennale, che costituiva proprio la base per la valororizzazione del Terrano “senza confini”. All’epoca si era parlato anche di «imminenti incontri bilaterali» rimasti sulla carta.

Perchè, dunque Lubiana, nel 2012, cercava la collaborazione quando nel 2006, in maniera carbonara («All’epoca - spiega Skerlj - non sussisteva l’obbligo di avvisare i partner europei»), aveva depositato la richiesta di “unicità” del suo Teran? La mano destra non sapeva quello che faceva la sinistra. O forse il subentrare dell’ennesimo contenzioso con la Croazia li ha costretti a forzare la mano?

I produttori sono perplessi. Molto. «La tutela slovena è legittima - ammette Skerlj - anche se si sono dimenticati di noi. È assurdo vincolare una parte di un territorio che è unico e ha sempre prodotto quel vino, da questa o da quell’altra parte». «Sarebbe proprio il colmo - incalza Zidarich - che dopo la Glera e il Prosecco ci scippassero anche il Terrano! Detto per inciso è noto ed esporta di più quello nostro, una vera beffa».

Da dove nasce dunque l’ottimismo (e la chiusura) slovena? Dal marasma Ue. Che in pratica ha gestito fino al 2009 la vicenda con una legge che legava la titolarità di un nome alla sua presenza sul territorio, mentre dopo quella data è subentrato l’imperativo categorico del toponimo geografico. Forse per questo è passata quasi sotto silenzio la presentazione a Lubiana, avvenuta nel 2014 di una bozza di disciplinare comune, in vista di un possibile accordo sull’utilizzo comune del nome.

Nella lettera dei produttori, spedita per conoscenza anche al vicepresidente Bolzonello, buon conoscitore della materia, e all’assessore Shaurli, che ha già chiesto lumi a Bruxelles, si ipotizza anche un percorso di confronto che, partendo dai Consorzi, col pieno avallo di quelli sloveni, coinvolgerebbe i ministeri dei due paesi, per studiare un disciplinare comune. Ma si arriverà prima al summit o al temutissimo a questo punto Registro europeo dei vini riconosciuti che chiuderebbe il discorso?

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