I massoni italiani in città per «progetti di solidarietà»

Riunione di una loggia massonica

Il Gran Maestro Sergio Rosso sull'esperienza torinese degli "Asili notturni": «Lì riusciamo a dare 100mila pasti caldi all’anno»

TRIESTE La Massoneria italiana ha affrontato ieri a Trieste il tema della solidarietà verso tutti, indistintamente, mentre in tutta Europa e non solo si fanno sempre più attuali le emergenze dei profughi, provocando reazioni anche contrapposte. L’occasione è stata la tornata triveneta, a logge riunite, del Grande Oriente d’Italia, svoltasi al Ridotto del Verdi che, fino al 1925, era utilizzato come tempio dalla massoneria triestina.

A fare l'allocuzione è stato Sergio Rosso, Gran Maestro aggiunto del Goi, che conta ben 22mila affiliati e, dal 1983, presidente degli “Asili notturni Umberto I” di Torino. Rosso, a margine dei lavori rituali, ha spiegato cosa fa la Massoneria sul fronte della solidarietà e cosa potrà ancora fare. «L’esperienza degli "Asili notturni" - ha detto - nacque nel 1889 e da allora è in prima linea per la cura e l’assistenza dei poveri e degli ammalati, dando attualmente ben 100mila pasti caldi all’anno e fornendo posti letto a chi ne ha bisogno. In Italia - ha aggiunto - il fenomeno della povertà è in aumento e porta con sé un’emergenza sanitaria.

Le cure dentistiche – ha continuato Rosso - sono fra quelle più urgenti e siamo giunti a effettuare circa 5mila interventi annui e a fornire 500 protesi dentarie. Senza dimenticare prestazioni oculistiche e assistenze psicologiche. Tutto ciò – ha sottolineato il Gran Maestro - grazie alla disponibilità di massoni e non, medici specialisti, dentisti, odontotecnici ed assistenti, tutti volontari». Un know-how ritenuto prezioso dal nuovo Gran Maestro Stefano Bisi, che ha voluto creare, meno di un anno fa, la Federazione italiana solidarietà massonica, per diffondere in tutte le regioni questa possibilità e renderla concreta.

«Le prime attività sono già nate a Sassari, Arezzo, Taranto, Ancona e Perugia – ha spiegato lo psicologo piemontese Marco Cauda, che ne è il segretario – perciò analoghe iniziative crediamo possano nascere anche a Trieste, come in tutto il Friuli Venezia Giulia. La povertà è dinamica e perciò cambia in continuazione, ci sono sempre nuovi bisogni che si aggiungono a quelli vecchi. Gli "Asili notturni" e il "Piccolo cosmo" sono per noi un prezioso osservatorio sociale – ha continuato Cauda – che ci fa capire quali siano le risposte migliori da dare ai clochard come alle famiglie che non riescono più a fare la spesa, agli immigrati, come a coloro che soffrono di disagi psichici. In collaborazione con enti pubblici ed istituzioni, stiamo realizzando progetti per aiutare i bambini in affidamento, per far scontare pene alternative al carcere e molto altro, per supportare chi non ce la fa da solo».

A Trieste l’avvocato Paolo Volli, presidente del collegio circoscrizionale del Goi, ha organizzato con soddisfazione questo incontro assieme alle logge dell’Alto Adige e del Veneto, a cui si sono aggiunti rappresentanti dell’Emilia Romagna e delle massonerie d’Austria e di Slovenia. «Ho aderito con entusiasmo alla creazione di una rete di solidarietà laica - ha detto - che ha il vantaggio di poter contare sull’esperienza concreta che si fa in altre parti d’Italia, con l’obiettivo di iniziare anche qui a fornire assistenza medica specialistica gratuita a tutti coloro che ne abbisognano, che siano italiani o stranieri. Trieste è una città che fin dall’Ottocento è stata capace di aprire i ricreatori comunali e di fondare, nel 1910, un’associazione di patronato per gli scarcerati e le famiglie di detenuti meritevoli di soccorso, confido quindi – ha concluso - nella sensibilità delle istituzioni cittadine per avere uno spazio in comodato gratuito, al fine di avviare il nostro progetto per il bene della comunità».

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