«Doc senza confini per salvare il Terrano»

Un bicchiere di Terrano

Regione Fvg e parlamentari del Pd puntano su un’intesa con Lubiana per evitare lo scippo: «Temiamo la poca flessibilità Ue»

TRIESTE «Se sono preoccupato della poca flessibilità comunitaria? Assolutamente sì». Ettore Rosato è esplicito. A far temere che il Terrano possa, un giorno più o meno lontano, doversi chiamare in altro modo, è la scarsa collaborazione mostrata in passata dall’Europa nei confronti dei territori. Dura lex, sed lex, certo. Ma con la Ue è spesso una partita impossibile.

Il caso Tocai è emblematico. Il Friuli Venezia Giulia è stato costretto ad andare alla caccia di un’altra denominazione per un vino che non si può confondere con il Tokaij ungherese. Se l’Europa non ha trovato una soluzione allora, perché dovrebbe farlo adesso? Il ministero delle Politiche agricole sembra non crederci a leggere la lettera scritta alla Regione da Emilio Gatto, il dirigente romano che dà la conclusione per scontata: in presenza della Dop slovena “Teran”, non resta altro che «attivare, con la dovuta sollecitudine, la procedura intesa ad applicare la modifica ai disciplinari di produzione, in modo da consentire ai produttori di effettuare la scelta più appropriata per sostituire il nome del vitigno “Terrano” per le relative tipologie di vino».

Insomma, quando si muove, la Commissione Ue dà l’idea del moloch. «L’Europa ha spesso mancato di flessibilità, non possiamo non temere un atteggiamento di questo tipo – ribadisce Rosato –. Ma non possiamo nemmeno non far valere la logica. Quella del Terrano è una denominazione che va oltre i confini. E non può essere l’Europa a disconoscerlo». La soluzione, anche secondo il capogruppo del Pd alla Camera, deve essere quella della Doc transfrontaliera. E dunque si tratta di agire per far valere storia e buon senso. Senza sottovalutare la partita.

«Il tema è di assoluta rilevanza – insiste Rosato –. Quello che dovremo far capire è che quel vino è legato al Carso e che considerarlo solo sloveno, o solo italiano, è una scomunica del lungo lavoro fatto da tempo in concordanza di intenti tra i due Paesi. La Regione verificherà ora con il ministero dell’Agricoltura lo stato delle cose.

Come parlamentari faremo quanto è possibile per difendere quel marchio per i produttori italiani». Un altro parlamentare triestino, il senatore Francesco Russo, condivide la necessità di far passare la linea dell’accordo. «Il rischio di un Tocai bis? La preoccupazione c’è, ma credo che proprio quella vicenda ci abbia insegnato come muoverci. Lo sforzo dei territori e della politica – dice Russo – sarà di spiegare alla Ue che in quest’area c’è l’opportunità di realizzare una concreta cooperazione transfrontaliera, che renda evidente il fatto che economia, tradizioni, cultura, e in questo caso enogastronomia, non hanno confini». Nello specifico, «il Terrano non appartiene a Slovenia o Italia, ma a un Carso fortunatamente non più attraversato dalle divisioni di un tempo. La vera operazione che deve fare l’Europa è di approdare a una denominazione geografica tipica che comprenda Carso italiano e sloveno. Gli agricoltori lavorano da tempo in questa direzione e noi lo spiegheremo a Bruxelles».

Pure Sergio Bolzonello, vicepresidente della Regione, non dimentica le difficoltà del dialogo con l’Europa. «La situazione è obiettivamente complicata», ammette. Ma c’è la convinzione che si possa giungere a un’intesa: «La via diplomatica che sta cercando con grande determinazione Cristiano Shaurli, anche per il fatto che l’iniziativa della Slovenia è nei confronti della Croazia e non contro di noi, è senz’altro opportuna. Sullo sfondo c’è il traguardo della Doc transfrontaliera, una innovazione per l’intera Ue». Parole usate anche dall’assessore all’Agricoltura: «Con la volontà di entrambe le parti, si possano intanto trovare soluzioni temporanee per tutelare il Terrano della nostra regione, ma nel frattempo traguardare obiettivi più ambiziosi e lungimiranti. Una Doc internazionale sarebbe un segnale importante di collaborazione e fiducia verso una Europa concreta».

«Auspicabile che ministero e Regioni facciano comprendere a Bruxelles i rapporti tra produttori che intercorrono in Carso – sostiene anche il senatore friulano Carlo Pegorer –. La burocrazia Ue, quando vuole applicare le regole che ci siamo dati, va a volte sopra il buon senso, ma non è proprio il caso di prevedere, sul Terrano, una qualche preminenza da una parte o dall’altra». Di possibile sottovalutazione parla infine l’esponente della minoranza slovena Tamara Blažina: «Si è ritenuto per troppo tempo che l’attenzione della Slovenia finisse col riguardare solo la Croazia e la questione è passata sotto silenzio». E adesso? «Con l’appoggio della Regione si deve tentare di tenere insieme Italia e Slovenia per creare, in assenza di barriere, tanto meno sulla viticoltura, un marchio transfrontaliero in un’area che è un unicum e che ha già visto in questi anni lo sviluppo di progetti tra l’altro finanziati dalla Ue».

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