La Slovenia scippa il Terrano a Trieste

Un vigneto

Roma manda una nota formale alla Regione Fvg sollecitando il cambio del nome: «Lubiana ha fatto valere la sua Dop. Dobbiamo evitare contestazioni Ue»

TRIESTE Allarme rosso per la vinicoltura triestina: i produttori della provincia rischiano di non poter più etichettare lo storico Terrano con questo nome. La Slovenia infatti ha promosso in sede comunitaria la denominazione “Teran” per lo stesso rosso prodotto nella sua parte di Altopiano carsico. E, “impossessandosi” del nome, i colleghi d’oltreconfine puntano a impedire di fatto ai produttori triestini di utilizzarlo sulle proprie etichette. Un danno d’immagine dalle proporzioni enormi.

Da Roma è giunta proprio in queste ore una formale comunicazione dal ministero delle Politiche agricole che informa la Regione e invita il Consorzio “Doc Carso” a rintracciare un’alternativa alla denominazione Terrano per il vino rosso più amato e conosciuto della provincia triestina.

Succede infatti che la Slovenia, di cui una buona fetta dell’Altipiano carsico fa parte, faccia valere a livello comunitario la sua Dop “Teran” per il corposo rosso prodotto sulle balze di Duttogliano e dintorni. Per tale ragione, si legge nella lettera ministeriale, in base all’articolo 100 par. 3 del Registro Ue, «l’Italia non può legittimamente prevedere che il vitigno “Terrano” possa essere utilizzato per qualificare taluni vini Dop o Igp (indicazione geografica protetta)». E ancora, «al fine di prevenire eventuali contestazioni da parte della Commissione Ue, la Regione è invitata a consultare i produttori interessati e il loro Consorzio, in modo da consentire agli stessi produttori di effettuare la scelta più appropriata per sostituire il nome del vitigno “Terrano” per le relative tipologie di vino». Stando dunque alla comunicazione ministeriale, l’etichetta Terrano non risulterebbe più utilizzabile dai viticoltori della parte italiana del Carso.

Finora sembrava che la diatriba sulla denominazione di questo rosso, prodotto a cavallo dei confini tra l’Italia e l’ex Jugoslavia, riguardasse solo i governi sloveno e croato. Invece le cose stanno diversamente. Appare ormai evidente come la Slovenia abbia premuto l’acceleratore per tutelare i propri terrani su entrambi i confini. La notizia è un autentico fulmine a ciel sereno per quei produttori triestini che, da sempre, considerano il Terrano il principe dei vini autoctoni, fiore all’occhiello per la sua complessità, unicità, corposità. Sul Terrano il “gotha” della viticoltura alabardata gioca da tempo le proprie carte più pesanti. Non a caso il Consorzio dei viticoltori triestini ha creato e organizzato “Teranum”, manifestazione promozionale e vetrina dei terrani triestini (che ospita pure quelli sloveni!), promossa da qualche anno nei salotti buoni del capoluogo regionale, oltre a tantissimi convegni, degustazioni, seminari.

«Voglio pensare che la questione innescata dalla Slovenia sia solo un problema formale, che possa essere risolto in tempi brevi – interviene Sandi Skerk, uno dei pezzi da novanta della viticoltura triestina -. C’è sempre stata collaborazione e sintonia al di qua e al di la del confine su di una denominazione che appartiene a entrambi. È importante ricordare che solo un paio d’anni fa abbiamo firmato una lettera d’intenti di fronte ai rispettivi ministeri dell’Agricoltura con la quale i viticoltori di entrambe le nazioni si sono impegnati per la creazione di una Doc internazionale per un unico Terrano da difendere e promuovere. Mi auguro che questo problema rientri velocemente».

«La situazione è pesante - riflette Edi Bukavec, segretario dell’Associazione Agricoltori/Kmecka Zveza a cui risultano iscritti la maggior parte dei viticoltori della provincia -. Ci troviamo di fronte a una denominazione che non è frutto dell’indicazione geografica come nel caso della Doc Prosecco o di quella del Tokaj ungherese, che ha obbligato i produttori friulani a cambiare il nome del loro bianco in “Friulano”. Il Terrano viene prodotto con il vitigno del refosco dal peduncolo verde coltivato sulla terra rossa del Carso, una bottiglia che da tempo i viticoltori del Carso italiano e sloveno intendevano rappresentare sotto un’unica denominazione. A Bruxelles - prosegue il rappresentante dell’associazione degli agricoltori di casa nostra - sinora è stata tutelata la Doc Carso, che comprende assieme a altri vini triestini anche il Terrano, ma non questa etichetta in senso stretto. Ora però lo scatto in avanti della Slovenia ci fa sobbalzare, e sono loro a aver chiesto la tutela del Terrano cogliendo tutti noi in contropiede».

Infine una stoccata alla politica: «La vera domanda, però, è un’altra: come mai in sede comunitaria i nostri rappresentanti non hanno obiettato per tale attribuzione? Perché chi doveva difendere gli interessi di Trieste - insiste Bukavec - non l’ha fatto? ».

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