I big del Carso minimizzano «L’intesa alla fine si troverà»

Beniamino Zidarich

Beniamino Zidarich: «Tutto è nato da un’azione contro la Croazia. Non temo sgambetti». Dario Ermacora: «Escludo l’effetto domino su altre eccellenze: la Ribolla è al sicuro»

TRUESTE Una doccia fredda. A base di uve nere, ma sempre doccia rimane. Perchè il comunicato del ministero delle Politiche Agricole, nella sua “sbarazzina” scioltezza, rischia effettivamente di vanificare una storia, quella dell’enologia carsica di qua dal confine. A meno che, come vedremo, non prevalga il concetto dell’amicizia transfrontaliera. Nel mezzo, resta il Terrano.

Dario Ermacora, presidente della Coldiretti regionale, non nasconde la preoccupazione: lo scippo del Terrano, spiega, «può andare in porto in base allo stesso principio del Tocai. Se gli sloveni hanno un toponimo che si chiama Teran sarà dura. E se hanno la dop succederà come per il Prosecco. Il rischio c’è, è alto e concreto, semprechè esista la denominazione geografica, cosa di cui non sono al corrente. Eventuali effetti domino su altri prodotti? Mi sentirei di escluderli. Oddio, certo, se esistesse un paese che si chiama Ribolla e si potesse dimostrare che l’uva è stata coltivata da sempre in quell’area... Vale il principio della denominazione storica e geografica. Certo, se il vitigno ha preso il nome del territorio, diventa di utilizzo esclusivo di una zona determinata in ambito europeo. In tal senso ho avvisato anche i produttori carsolini».

Non aiuta la lezione appresa col pasticciaccio del Tokaij/Tocai. Allora i burocrati europei, ormai ottusi per definizione (sono gli stessi che volevano imporre per i sardoni barcolani maglie di reti grandi come quelle per le orate), si erano arresi alla pura evidenza del nome. Ignorando, o facendo finta di ignorare, la differenza abissale tra i prodotti. Un po’ come se si volessero cercare punti di contatto tra la vodka, una qualsiasi, e l’Amaretto di Saronno. Aggiungeteci la fregola, al tempo, di farsi amici gli ex componenti del Patto di Varsavia (i risultati li viviamo oggi) e l’ingiustizia fu cosa naturale.

Eppure, nonostante il passato e la circolare del ministero, stranamente, proprio gli sloveni della minoranza che rischiano di essere bypassati... dagli sloveni della Slovenia sembrano i più rilassati. Forse perchè questa battaglia “ideale” non è nata a loro discapito. O almeno così loro pensano. «Cerchiamo di ricordarci - spiega Beniamino Zidarich, uno dei più quotati produttori del Carso - che abbiamo firmato col ministro sloveno Zidan un accordo per la Doc transfrontaliera. Ho parlato anche con l’assessore regionale Shaurli. Le cose si assesteranno. Gli accordi, del resto erano completamente diversi. Noi siamo già pronti ad avviare la prima Doc transfrontaliera in Europa. Abbiamo avuto un incontro con i produttori sloveni e anche loro si dicono perplessi. Questa vicenda è nata tutto da un’azione contro la Croazia, che era obbligatoria, viste le sue rivendicazioni sul Terrano. Oltre a tutto qui parliamo di dop, denominazione di origine protetta, e non di doc, denominazione di origine controllata. E quanto ai nomi, non esistono paesi nè punti di riferimento».

Anche Rudi Pavsic dell’Skgz mantiene il profilo basso: «Questa notizia è una cosa strana, Fabec è molto amico del ministro sloveno... E quindi bisogna verificare tutte le cose, prima di commentare o dar vita a proteste eclatanti, visto che la vicenda tocca direttamente in primis i nostri viticoltori». A garantire l’apertura di Lubiana arriva lo stesso Franc Fabec della Kmecka Zveza: «Ho appena parlato col ministro Zidan e mi ha assicurato che nei prossimi anni per il Terrano varranno gli accordi presi, e cioè quelli relativi alla Doc transfrontaliera. Un progetto che era stato interrotto per i problemi con la Croazia. Ora che la vicenda è stata definita, Zidan mi ha confermato la volontà di estendere a tutto il Carso il territorio del Terrano, di qua e di là dal confine».

«Sono sicuro - commenta infine Igor Gabrovec dell’Unione slovena - che verrà trovata una soluzione. Il Terrano è un patrimonio del Carso tutto a prescindere dalla linea di confine. E dunque sia il Carso Italiano che quello sloveno hanno diritto di rivendicarne l’origine. Altro discorso è quello con la Croazia. La diatriba, in fondo, è partita da lì. Non voglio pensare a degenerazioni burocratiche europee, in questo momento sarebbero la goccia che fa traboccare il vaso, non voglio neanche immaginarlo. Per rispetto dei Kante, degli Zidarich, degli Skerk e di quanti hanno investito in questi anni in quelle zone».

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