Anziani senza cibo nella casa degli orrori di Farra

La casa di riposo di Farra

Particolari agghiaccianti sui maltrattamenti agli ospiti della struttura assistenziale "Contessa Beretta". Sopraffazioni, ricatti e insulti

GORIZIA Non solo schiaffi. Ma anche privazioni di cibo, vessazioni (fra cui obbligare gli ospiti della casa-albergo a lavarsi nella doccia a turno sin dalle 4 del mattino), ripetuti rifiuti a prestare loro le cure e l’assistenza di cui necessitavano, punizioni crudeli. «Questa più che una casa di riposo è una casa di tormento», una delle frasi pronunciata da una ospite e intercettata dai militari dell’Arma.

Sembra appesantirsi ulteriormente il quadro accusatorio ai danni della romena Gina Sorescu, della russa Tamara Shkrebti e della moldava Ecaterina Barbos, le tre operatrici sanitarie della “Contessa Beretta”, la casa per anziani di Farra d’Isonzo, indagate per maltrattamenti (articolo 572 del codice penale). Gli inquirenti parlano di un modus operandi abituale caratterizzato da sopraffazioni, ricatti, costrizioni e offese.

La testimonianza dei file audio

I carabinieri del Nucleo investigativo, nelle loro accurate indagini, non hanno utilizzato telecamere ma intercettazioni ambientali con l’ausilio di cimici o dispositivi similari. I file audio, che sono parte integrante del fascicolo della Procura della Repubblica, testimoniano l’utilizzo di un linguaggio molto colorito e offensivo da parte delle tre operatrici dell’Est europeo. Qualche esempio. Ad un certo punto, una delle assistenti aggredisce verbalmente un’ospite e rifiuta di accendere la luce della sua stanza. Successivamente, la apostrofa così: «Vaff... va. Vai a dormire, vai dormire, brutta scema».

In un’altra occasione, si registra il rifiuto sempre da parte di una delle tre assistenti di prestare assistenza a un’ospite non autosufficiente con gravi difficoltà di deambulazione. Come se non bastasse, la nonnina viene offesa con il termine “stronza”. A metà settembre, un’altra ospite viene aggredita e schiaffeggiata per due volte nel giro di pochissimi minuti. I rimproveri e le denigrazioni sono all’ordine del giorno con offese del tipo «Non ti vergogni stupida» o «È tutta pisciata sino al collo, sino al collo». E giù un’altra razione di schiaffoni. Il campionario d’insulti è completato da altri epitesi ingiuriosi come «Vecchia bastarda», «Puttana» e similari.

Le docce all’alba

Un altro particolare che emerge, nonostante le maglie strettissime degli inquirenti, è l’abitudine di portare i degenti della struttura (in larga parte sono donne) a fare la doccia alle quattro del mattino. Un’inutile tortura per persone molto anziane, con difficoltà serie di deambulazione e provate dall’età avanzata.

«Parliamo di persone ultraottentenni e ultranovantenni», sottolineava già l’altroieri in conferenza stampa Pasquale Starace, comandante del Nucleo investigativo dei carabinieri di Gorizia. I comportamenti minatori e offensivi si sono rivolti soprattutto ai pazienti che avevano bisogno di maggiore assistenza e aiuto: quelli più deboli e fragili, insomma. Inquietante il quadro che emerge dalle ricostruzioni degli inquirenti: i soprusi avvenivano principalmente nei turni serali e notturni, quando le operatrici si trovavano a gestire da sole i 13 anziani ospiti della casa-albergo.

Le denunce e le intercettazioni ambientali hanno permesso di scoprire numerosi casi di violenze fisiche (schiaffi, ma anche utilizzo di impropri strumenti di contenzione, come fasce e cinture) e verbali: le ospiti, in particolare, venivano fatte oggetto di insulti e di umiliazioni, come indossare per più giorni lo stesso pannolone.

La reazione dei parenti

Siamo caduti dalle nuvole. Passavamo di là solitamente al sabato mattina e non abbiamo mai visto nè sentito nulla che ci facesse sospettare una simile situazione all’interno della casa di riposo. Nostra zia è venuta a mancare alla fine dell’altro mese: aveva raggiunto il grande traguardo dei cent’anni. La sua permanenza a Farra è stata all’insegna della tranquillità». Claudio è l’unico familiare degli ospiti della casa albergo “Contessa Beretta” che se la sente di parlare. Esprime l’incredulità di tanti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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