Trieste: rimborsi agli esuli, Lubiana fissa i paletti

Vecchie foto raccolte nel Museo della civiltà istriana, fiumana e dalmata

Il ministero sloveno della Giustizia rompe il silenzio: «Indennizzi soltanto a chi porterà le prove delle persecuzioni subite»

TRIESTE «Non si tratta di un doppio risarcimento per gli optanti». Il ministero della Giustizia sloveno rompe ufficialmente il silenzio sulla questione della legge sulla riparazione dei torti. Lo fa con un comunicato stampa nato, appunto, con l’intenzione di sgombrare il campo dagli equivoci.

Che la norma fosse applicabile anche ai cittadini italiani Lubiana l'aveva confermato da tempo, aprendo anche a una collaborazione con le associazioni degli istriani in Italia. Ora però torna sulla questione parlando con i media sloveni e facendo alcune precisazioni di carattere legale, riprese anche dal Primorski Dnevnik: i risarcimenti vengono concessi solo a chi subì soprusi diretti da parte del regime jugoslavo, non a tutti gli istriani di lingua italiana che, dopo la Seconda guerra mondiale, presero la cittadinanza italiana lasciando la terra d'origine.

La precisazione non sorprende il presidente dell'Unione degli istriani, Massimiliano Lacota, che nel frattempo continua a sfornare «centinaia» di domande di risarcimento: «In Slovenia c'è un po' di confusione sui possibili destinatari dei soldi - spiega -. In passato la commissione incaricata di valutare le domande seguiva criteri più laschi, sicché era più facile accedere al contributo, ora però Lubiana sa che arriveranno moltissime domande e chiede che si rispetti alla lettera il testo della legge». Testo che richiede «prove di persecuzione» diretta ed individuale, o famigliare, da parte delle autorità jugoslave.

Vista dal lato occidentale dell'Adriatico la questione può sembrare di lana caprina, ma rientra appieno nelle differenze di lettura storica operate dai due lati del confine. Se per l'Italia gli esuli tutti sono fuggiti dalla Jugoslavia comunista e, in un modo o nell'altro, possono essere considerati vittime di quel regime, per la Slovenia ci sono optanti e optanti.

Secondo Lubiana c'è chi è fuggito dopo minacce, violenze o processi politici, e c'è chi ha scelto la cittadinanza italiana perché sentiva più forte l'appartenenza a quella nazione. I primi rientrano tra i possibili beneficiari della legge sulla riparazione dei torti, i secondi no: «Purtroppo il clima generale di intimidazione che c'era a quei tempi non basta, e non basta nemmeno essere stati in campo profughi. Bisogna provare una qualche forma di persecuzione attraverso testimonianze o documentazione», dice Lacota.

In passato hanno ottenuto risarcimenti anche persone che sono state soltanto in campo profughi, ma pare che ora si siano stretti i cordoni della borsa. Agli occhi di Lubiana e dell'opinione pubblica slovena gli esuli sono già stati risarciti con i 110 milioni versati nell'ambito degli accordi di Osimo e non ancora impiegati dall'Italia: «La tv slovena mi ha contattato per chiedermi perché vogliamo un doppio risarcimento - dice Lacota -. Io ho spiegato che si tratta di questioni diverse». La stessa precisazione fatta nei giorni scorsi dal ministero della Giustizia: «Che peraltro è estremamente collaborativo - precisa l'Unione degli istriani -, abbiamo contatti quasi giornalieri».

La perplessità riguardo alle modalità di applicazione di questa legge si sono sciolte soltanto di recente. I risarcimenti in favore di cittadini italiani che hanno passato dei periodi in campo profughi venivano elargiti con regolarità ormai da anni, principalmente attraverso la mediazione di studi legali sloveni.

In un primo momento c'era stato il timore di una truffa, tanto che le autorità italiane avevano aperto un'indagine al riguardo. Per lungo tempo i governi sloveni hanno mantenuto un cauto riserbo sulle modalità di funzionamento e sui possibili destinatari della norma.

Da parte sua la diplomazia italiana ha faticato a lungo per venire a capo del dilemma: «Ora finalmente abbiamo capito il perché di tanta confusione - conclude Lacota -: la Slovenia ha recepito le norme Ue per la non discriminazione su base etnica, che danno accesso ai risarcimenti anche agli italiani, ma non aveva aggiornato il testo della legge che parlava di soli cittadini sloveni». Negli ultimi mesi sia le Comunità istriane, di concerto con l'Anvgd, sia l'Unione degli istriani hanno attivato dei servizi di consulenza.

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