Trieste, apre il conto antipovertà per fare la spesa

Un carrello della spesa

Comune, Centro servizi volontariato e Coop Nordest uniscono le forze contando sulla solidarietà dei clienti. Si parte a ottobre

TRIESTE Prendi tre, paghi quattro. O anche cinque, sei e così via: chi può permetterselo, naturalmente, e sceglie di fare la sua parte per aiutare quanti sono in difficoltà economica e non ce la fanno a riempire il carrello. Con un gesto semplice, ognuno secondo le proprie possibilità: i clienti, arrivati in cassa, potranno donare una somma di denaro – anche un solo euro – e contribuire così a creare un conto aperto a disposizione di altre famiglie più povere.

È un progetto ambizioso quello che partirà a ottobre nei supermercati della Coop Nordest. Un’idea su cui hanno lavorato il Comune di Trieste e il Centro servizi volontariato Fvg, nel ruolo di gestore operativo, e che per il momento si limiterà ad alcuni punti vendita della società. Ma più avanti potrebbe allargarsi ad altri marchi.

L’iniziativa si chiama “Spesa SoSpesa” e mette insieme una serie di realtà istituzionali e private: oltre alla grande distribuzione, all’assessorato alle Politiche sociali e al Csv, partecipano la prefettura, a cui spetta il coordinamento e che ha concesso il patrocinio, e varie associazioni. L’attività promozionale, con una doppia valenza educativa, sarà estesa pure nelle scuole.

Le premesse sono chiare: i nuclei familiari che faticano ad arrivare alla quarta settimana sono sempre di più. “Ma già dal 20 del mese – si legge nel progetto – molti si trovano a fronteggiare gravi situazioni”. Neppure la rete di enti, onlus e aziende che si occupano di offrire gratuitamente beni materiali agli indigenti, non ce la fa più a coprire le richieste. “In questa situazione di grave emergenza – si precisa nel piano steso dal Csv – intendiamo intervenire con un programma di solidarietà che vuole essere un aiuto concreto”. Anche perché la fornitura di pacchi alimentari e prodotti di prima necessità ai bisognosi, per quanto utile a chi non ha di che mangiare, non è affatto risolutiva.

Due gli obiettivi: sostenere chi versa in gravi stati di povertà e, nel contempo, avviare un progetto di sensibilizzazione negli istituti scolatici della città per contrastare lo spreco di cibo. Coinvolgendo gli studenti, si punta anche ad “arruolare” nuove forze da inserire nel volontariato.

Si comincia tra poco: spetterà al Comune, attraverso gli assistenti che operano sul territorio, indicare le famiglie che hanno più necessità: la scelta cadrà in un bacino ben delineato, vale a dire tra le tremila persone che, ogni anno, bussano alle porte dei servizi sociali per domandare contributi economici a sostegno del reddito. L’idea è semplice: spendo cinquanta euro di spesa e cinque li lascio al supermercato per questa finalità. Così, a titolo esemplificativo, di quei tre pacchi di pasta che ho acquistato, uno va alle famiglie povere. L’intenzione è riuscire a selezionare rapidamente un numero di famiglie alle quali garantire, ogni settimana, una spesa di ottanta-cento euro.

«Iniziamo con Coop Nordest che ha un’esperienza consolidata nel recupero alimentare – osserva l’assessore comunale Laura Famulari – ma la prospettiva è estendere il progetto ad altre realtà della grande distribuzione cittadina. Al momento non sappiamo ancora a quanti saranno i punti vendita perché il progetto in questi giorni è in corso di definizione». Difficile stabilire anche il numero effettivo di beneficiari. «Dobbiamo prima valutare come reagisce la gente a questa proposta. Una verifica da fare sul lungo periodo, ma puntiamo a creare un buon gruppo di persone da sostenere». Tutto è ancora a un livello embrionale, non a caso il progetto riportato nella documentazione dell’assessorato resta ancora nel vago. «Verranno coinvolte diverse realtà pubbliche e private di Trieste – si precisa – che attraverso un’azione sinergica realizzeranno e gestiranno un sistema virtuoso e sostenibile nel tempo nella lotta alla povertà alimentare. Per la fase di avvio – aggiunge il progetto – si auspica di riuscire ad aiutare almeno una famiglia la settimana. Per quanto concerne invece la grande distribuzione s’intende coinvolgere quei supermercati che hanno il giro di clientela più grosso, in modo da ipotizzare una maggiore probabilità di raggiungere il budget mensile».

Attraverso le donazioni, si andrà a formare il credito aperto che le singole famiglie avranno nei rispettivi punti vendita. Saranno loro a rendere note le proprie esigenze compilando una “lista della spesa” in una piattaforma web creata appositamente. Ai volontari, coordinati dal Csv, il compito di riempire il carrello. I beneficiari, nell’assoluto anonimato, potranno quindi recarsi in supermercato per il ritiro delle borse.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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