La mafia “imprenditrice” si espande in Fvg

Un cantiere per la terza corsia A4

Denaro sporco riciclato in società in crisi, operazioni finanziarie, maxiappalti. Per gli investigatori crescono il livello di pericolosità e il “rischio calabresi”

TRIESTE. Denaro sporco reinvestito in società in crisi. Operazioni finanziarie sospette. Gli occhi su Fincantieri e sulle grandi opere, dalla terza corsia dell’autostrada A4 alla logistica portuale. E il traffico di droga e armi che passa dai porti di Trieste e Monfalcone e dalle frontiere. Ma qui, gli affiliati, trovano anche casa e lavoro, ospitati da uomini di fiducia, lontani dai sanguinosi regolamenti di conti tra cosche siciliane, ’ndrine calabresi, clan camorristici e sodalizi pugliesi. E trovano anche svago in casinò e locali notturni sloveni e croati.

La “Gomorra friul-giuliana”, sempre più materia di inchieste giornalistiche e di studi accademici, torna alla ribalta con l’ultimo report della Dia, la Direzione investigativa antimafia. Un documento corposo, di quasi 300 pagine, portato in Parlamento a inizio settembre dal ministro dell’Interno Angelino Alfano. Il faldone analizza nel profondo i fenomeni di criminalità organizzata nell’ultimo periodo in esame, il semestre luglio-dicembre 2014, e i risultati messi a segno dagli investigatori. L’analisi investe l’intero Paese, dal Sud Italia alle diramazioni territoriali in tutte le regioni e ben oltre i confini nazionali, mettendo a nudo la portata e l’espansione del fenomeno.

I casi, almeno in Friuli Venezia Giulia, hanno spesso avuto poca eco mediatica locale, perché le inchieste e le battaglie giudiziarie partono altrove, nelle Procure del Meridione. Ma già la Direzione nazionale antimafia, la Dna, nella sua relazione annuale riferita all’arco temporale immediatamente precedente (luglio 2013-giugno 2014), segnalava per l’area del capoluogo «il crescente grado di pericolosità» e, per voce del Procuratore distrettuale, «livelli di oggettivo allarme». La regione, proprio grazie alla sua particolare posizione geografia, è terra di conquista dei gruppi familiari residenti sul territorio e collegati con il Sud del Paese. Un’aggressione non a colpi di pistola, ma che avanza silenziosa insinuandosi nel tessuto economico. È la “mafia imprenditrice” che fonda la sua forza espansiva sulla possibilità di disporre di capitali di origine illecita a costo zero e praticamente illimitati.

L’attenzione delle forze di polizia è su tutti i tentacoli della criminalità, a iniziare da Cosa nostra con il suo sistema di «mandamenti e referenze locali». In Friuli Venezia Giulia, annota la Dia, «si registrano presenze di soggetti legati a sodalizi siciliani che, mantenendo un basso profilo, reinvestono denaro in vari settori imprenditoriali». Sfruttano gli anelli deboli dell’economia offrendo liquidità veloce a imprese in difficoltà e che non riescono ad accedere ai circuiti creditizi legali. I mafiosi entrano come soci occulti. Così la ’Ndrangheta che ha ormai da tempo travalicato i confini meridionali e che agisce «con nuclei stabili sul territorio legati, spesso, da vincoli familiari».

Il Friuli Venezia Giulia, insieme al Veneto, avvertono gli investigatori, “potrebbe” essere minacciato dalla criminalità calabrese, anche nell’intromissione nelle opere infrastrutturali, tra cui la costruzione della Terza corsia e la piattaforma logistica del Porto di Trieste. Proprio per proteggere l’autostrada da possibili infiltrazioni, la Prefettura di Gorizia, Autovie e il commissario per l’A4 sono pronti a stipulare un protocollo per garantire verifiche immediate sui lavori. Stesso discorso per lo scalo giuliano: Dia, Prefettura e agenti avranno libero accesso, in tempo reale, a dati su ditte, persone e mezzi movimentati. Ma anche bonifici, fatture e conti correnti, in modo da tracciare qualsiasi flusso. Per Fincantieri si attende ancora un accordo per assicurare continui controlli su appalti e subappalti. E, ancora sui nomi di società e titolari, anche con blitz nei cantieri.

La Camorra, invece, sfrutta soprattutto le frontiere quale crocevia strategico per trafficare merci, armi e sostanze stupefacenti «gestite da autentiche holding criminali», rileva il dossier. Non solo. «L’economia della regione – viene precisato – si presta per attività di reinvestimento di capitali illeciti nei settori del commercio, ristorazione ed attività ricreative». Le maggiori presenze di pregiudicati campani si sono registrate in provincia di Udine, nella Valcanale e nella zona di Lignano. È il settore turistico, insomma. L’altro grande filone è quello finanziario, radicato soprattutto al Nord: delle 30 mila operazioni “dubbie” identificate in tutta Italia, 12 mila sono avvenute nelle regioni settentrionali. Si tratta di bonifici, anche esteri, prelievi, versamenti di contante, emissione di assegni circolari e titoli. In Friuli Venezia Giulia risultano 317 casi di questo genere. Una trentina, invece, le denunce e gli arresti per corruzione e concussione. La regione, fino a qualche tempo fa lontana da certe logiche, ormai non è più un’isola felice.

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