«Il Comune inauguri ufficialmente il Crua e chieda risposte sul futuro»

I morti d’amianto non sono numeri, anche se troppo spesso le storie di chi è stato esposto e si è ammalato rimangono silenziose, avvolte nel pudore. Per questo serve, secondo Luigino Francovig, ex...

I morti d’amianto non sono numeri, anche se troppo spesso le storie di chi è stato esposto e si è ammalato rimangono silenziose, avvolte nel pudore. Per questo serve, secondo Luigino Francovig, ex cantierino e sindacalista, entrato ora nell’Auser, uscire dall’emergenza della gestione amianto.

È quanto ha dichiarato al tavolo di fine agosto convocato dal sindaco Silvia Altran ed è quanto ribadisce ora.

«Da un lato - osserva - credo si debba lavorare ampliando il più possibile il fronte a livello locale, coinvolgendo tutti i partiti, perché non è un tema su cui mettere bandierine, dall’altro aprire un tavolo di confronto politico con la Regione, chiedendo risposte politiche precise, anche nei tempi, e verificabili».

In attesa, propone Francovig, Monfalcone, intesa anche come amministrazione locale, dovrebbe inaugurare il Crua, il Centro regionale unico per l’amianto, possibilmente entro la fine del mese di ottobre.

«Si inaugura di tutto, ma con il Crua non è successo - sottolinea -. Allora facciamolo noi, anche per ottenere risposte precise sul futuro del centro, che, se di riferimento regionale, non avrebbe dovuto pesare sul budget dell’Azienda sanitaria».

Perché poi non utilizzare i fondi europei per le politiche transfrontaliere per renderlo un punto di riferimento anche per la Slovenia? Già al tavolo convocato dal sindaco, Francovig ha indicato quali potrebbero essere le ulteriori richieste alla Regione.

A partire da «un atto politico forte, con l’approvazione del Piano nazionale amianto del 2013, la Risoluzione del Parlamento europeo dello stesso anno, il documento Stato-Regioni sulle fibre artificiali vetrose del 2015». Da questi documenti non si può non partire, secondo Francovig, per costruire un progetto complessivo su ambiente, salute e sicurezza.

Da chiarire ci sono ancora i tempi della mappatura dell’amianto presente in Friuli Venezia Giulia e i tempi per rimuoverlo, serve una campagna di informazione sull’iscrizione al Registro regionale. «A novembre c’è la Conferenza nazionale amianto - domanda Francovig - e il Friuli Venezia Giulia si presenterà con i compiti fatti a casa oppure no?».

Rispetto al tema della ricerca, Francovig ritiene che il territorio dovrebbe soprattutto indirizzarla, in base alla propria esperienza ed esigenze di cura, mentre potrebbe cogliere l’opportunità di riutilizzare strutture industriali dismesse per avviare un’attività, innovativa, di inertizzazione del materiale, come sta avvenendo altrove in regione.

Francovig solleva, infine, altri due aspetti da sottoporre a monitoraggio in funzione di prevenzione: la presenza delle tubazioni in cemento amianto per il trasporto dell’acqua potabile, a fronte anche delle verifiche effettuate in Emilia Romagna dopo il terremoto, e l’utilizzo, in cantieristica e in edilizia, di materiali alternativi all’amianto come la lana di roccia.(la.bl.)

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