Rifiuti e sporcizia, emergenza bis al Silos di Trieste VIDEO

Un momento di preghiera all'interno del Silos di Trieste (Foto Massimo Silvano)

Bivacchi e ospiti aumentati nonostante l’apertura del centro a Valmaura. L’Azienda sanitaria prepara una nuova ispezione

TRIESTE L’Azienda sanitaria torna a ispezionare il Silos. A distanza di tre settimane dal primo controllo, e dopo la richiesta di sgombero dei profughi inviata al Comune di Trieste, il Dipartimento di prevenzione ha deciso di organizzare un ulteriore sopralluogo per verificare la situazione che si è creata in questi ultimi giorni. La visita precedente aveva di fatto decretato lo stato di emergenza sanitaria, definendo l’area priva di qualsiasi requisito minimamente accettabile per la dignità e la salute della persona. Non si esclude che i tecnici del Dipartimento riformulino la stessa analisi sollecitando nuovamente il Comune a trasferire i richiedenti asilo in un altro posto. Si ripeterebbe, insomma, lo schema di inizio mese, con la Prefettura e l’assessorato alle Politiche sociali costretti a cercare rapidamente soluzioni per l’accoglienza temporanea dei migranti, in modo da evitare conseguenze sanitarie più gravi.

Profughi al Silos, lo sgombero non è riuscito

La costruzione in questi giorni è tornata a diventare il rifugio per decine di afghani e pachistani: si tratta di nuovi arrivi e di persone che non hanno trovato spazio nell’hangar di via Rio Primario perché non erano ancora stati inseriti negli elenchi della Questura. Un capannone che paradossalmente è stato riempito solo a metà, dal momento che buona parte dei migranti che avevano diritto all'alloggio a Valmaura non era stata intercettata e ha continuato, così, a bivaccare al Silos.

La struttura, che come noto si trova a fianco della stazione, oggi appare in condizioni peggiori di prima. Ancora più sporcizia, ancora più spazzatura. Le capanne dove dormono i profughi sono invase da mosche e zanzare, il pavimento è disseminato di escrementi, avanzi di cibo e pentole sporche. Un’eventuale acquazzone trasformerebbe il terriccio in una palude di fango. «Faremo certamente un altro sopralluogo – confermano dal Dipartimento di prevenzione – domani mattina (oggi, ndr) saranno attivati i tecnici specializzati. È un compito istituzionale, visto che il Dipartimento si era impegnato con altre verifiche per appurare le condizioni igieniche».

Un quadro evidentemente fuori controllo, anche sotto il profilo della sicurezza: ieri è andato in fumo un intero capannone. Le fiamme hanno rapidamente divorato un rifugio di cartoni e stracci, carbonizzando materassi, reti metalliche e assi di legno. Il rogo avrebbe potuto facilmente propagarsi nel resto dell’accampamento con conseguenze immaginabili. Non è chiaro se l’incendio sia stato causato da uno dei tanti fuochi che i migranti accendono per cucinare o per altri motivi, sta di fatto che la presenza di fiamme libere è un rischio per l’intera struttura e chi vi alloggia.

Il Consiglio comunale, nel frattempo, ha approvato una mozione proposta da Marino Andolina (Federazione della Sinistra) che invita il sindaco a fare pressing sul governo e, in ultima analisi, sulle istituzioni europee, per sanzionare il comportamento dell’Ungheria nei confronti dei migranti. «La tragedia che coinvolge centinaia di migliaia di profughi siriani - si legge nel documento - che stanno pagando con terribili sofferenze se non con la vita il tentativo di sfuggire agli orrori della guerra si scontra con l'inaccettabile comportamento delle autorità ungheresi, in spregio dei principi costituenti dell'Unione Europea».

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