Trieste, profughi trasferiti dal Silos a Valmaura

Il capannone di via Rio Primario adibito a dormitorio (foto Lasorte)

Compiute alla chetichella le operazioni di sgombero e trasloco di ottanta rifugiati. I volontari di alpini, pompieri e carabinieri mobilitati con gli operatori dell’Ics

TRIESTE Ottanta brande della Protezione civile in fila, ciascuna con coperta e lenzuola piegate, avvolte nel cellophane. Un ordine perfetto, quasi militare. La luce del neon, il grigio delle pareti, l’odore di detersivo appena passato sui pavimenti.

L’accoglienza è un hangar in periferia, a Valmaura, un tempo usato per parcheggiare corriere. I profughi hanno lasciato le baraccopoli del Silos di Trieste sabato mattina e hanno raggiunto il capannone di via Rio Primario alla spicciolata, dopo aver pranzato alla Caritas. Sono afgani e pachistani. Per due mesi hanno dormito in rifugi di cartone, nel fango e negli escrementi. Nella spazzatura, tra le zanzare. In gravi condizioni igieniche, come era stato constatato dall’Azienda sanitaria. Una realtà che la città si è trovata di colpo in casa, a un passo dal centro, e che ha spinto Comune e Prefettura a un’affannosa ricerca di un luogo alternativo. Hanno individuato Valmaura, tra le proteste di una parte dei residenti cavalcate da Lega e Fi, tanto da richiamare l’attenzione delle tv nazionali. Ora c’è Fratelli d’Italia che alza la voce e con Claudio Giacomelli chiede un rafforzamento della polizia di frontiera.

L’arrivo dei migranti, nel quartiere, non è sfuggito al gruppo Facebook “Stop immigrazione Trieste”, che si è subito recato sul posto per un sopralluogo, a filmare e scattare foto davanti ai cancelli.

Ma tutto appare tranquillo, dentro e fuori. La struttura è gestita dall’Ics, che però non condivide affatto la soluzione di via Rio Primario. Non è questa l’idea di accoglienza che immaginano. Lo ha ripetuto il presidente Gianfranco Schiavone, pur consapevole che in una situazione di emergenza un hangar è sempre meglio delle baracche del Silos: «Caserme, capannoni e tendopoli non sono la risposta - diceva in un’intervista al Piccolo - perché è in atto un cambiamento epocale. Dobbiamo assicurare stabilmente abitazioni ordinarie per creare normalità».

Trieste, ribadiva proprio il sindaco Roberto Cosolini, è attrezzata per ospitare circa 500 persone nel sistema dell’accoglienza diffusa. «Con un numero del genere finora abbiamo garantito dignità a tutti», rilevava. Oltre, la città va in tilt. Come è accaduto con il Silos. Ecco perché - era l’invito di Schiavone e Cosolini - «tutti i comuni e le regioni devono fare la loro parte».

Una parte del capannone di via Rio Primario adibito a dormitorio (foto Lasorte)

La città si è mobilitata anche con una rete di solidarietà per la raccolta di coperte e vestiti per l’inverno, materiale utile a partire dalle prossime settimane quando le temperature inizieranno a scendere. Ma sono pensieri da affrontare più in là. Ora c’è da capire se l’hangar può funzionare e per quanto tempo, tanto più dinnanzi all’ipotesi di nuovi arrivi dal confine. A Valmaura, intanto, gli operatori si sono già organizzati: l’entrata è su via San Sabba, nella parte retrostante: quella principale su via Rio Primario è stata transennata.

La struttura è su tre livelli: l’ingresso, il piano sotto con un paio di sale e il pianoterra dove sono sistemate brande e bagni. Quattro docce in tutto. Il piazzale esterno, infine, sarà impiegato per attività ludiche. Nulla cambia per i profughi, che continueranno a partecipare ai progetti di volontariato e ai corsi di italiano. Andranno sempre a mangiare nella mensa Caritas di via dell’Istria e per spostarsi saranno forniti di una tessera del bus. Gli orari sono precisi: dalle 8.30 alle 10.30 colazione, alle 22.30 si chiudono le porte, alle 23 si spengono le luci. Di giorno sono presenti almeno dieci operatori dell’Ics, di notte tocca alle associazioni di volontariato di alpini, vigili del fuoco e carabinieri. Ciascun ospite, per entrare, deve dare il proprio nome ed esibire il documento. Il rione è monitorato dalle forze dell’ordine.

«Il trasferimento si è svolto regolarmente - spiega Schiavone - anche se il sito per il momento è attrezzato solo con il minimo indispensabile, ma presto provvederemo con mobili e tavoli. È una soluzione emergenziale - puntualizza ancora - che cerchiamo di rendere il più accogliente possibile».

Per le cure sono a disposizione i distretti sanitari: da inizio settembre a oggi sono 346 i profughi visitati. Sono stati riscontrati casi di scabbia, un ammalato di malaria, tre di varicella e una tubercolosi. Sessantuno i minori vaccinati.

In questi giorni è capitato anche un curioso rimpallo tra i medici di via Farneto e il Pronto soccorso di Cattinara: non era chiaro chi doveva fare cosa e due immigrati sono stati spediti da una parte all’altra. È dovuto intervenire il commissario dell’Azienda sanitaria e ospedaliera Nicola Delli Quadri per chiarire. «L’organizzazione sta comunque funzionando bene - afferma - e tutti sono monitorati. Lo stato di salute dei migranti è in sicurezza». Il Silos, invece, è un problema tutt’altro che risolto. L’area è sgomberata, ma non si escludono altri arrivi. «Inviteremo la proprietà a chiuderla - dice l’assessore Laura Famulari - ma è stato fatto svariate volte e non serve a niente perché i migranti usano le reti metalliche per farci le baracche. Forse è meglio lasciare così».

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