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Un triestino “volante” nel "Cirque du soleil" VIDEO

L’acrobata Stefano Pribaz nella spettacolare compagnia circense: “apre” i petali di un fiore stando su una pertica di sei metri

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Stefano Pribaz in allenamento con una collega sulla famosa pertica da sei metri 

TRIESTE Dalle “scivolate” sulle tastiere dell’Insiel alle evoluzioni su una pertica di vetroresina alta sei metri. Dalla tranquilla vita triestina all’adrenalina che ti può dare l’ambiente circense vissuto al suo meglio. Un bel salto per Stefano Pribaz che, prima di dare un taglio decisamente netto alla sua vita, è stato agonista della Ginnastica triestina (fino ai 26 anni) e dipendente dell’Insiel. Dopo aver creato assieme al socio Davide la compagnia “Liberi di...”, Stefano alla fine è riuscito ad approdare nella realtà itinerante più famosa del mondo.

Expo: un triestino volante nel "Cirque du soleil"

L’occasione è maturata nel contesto dell’Expo milanese, che dal 16 maggio al 31 agosto, ogni sera, ha messo in scena uno spettacolo di un’ora e mezza del Cirque du Soleil, intitolato “Allavita”, nato e morto con la manifestazione.

«Sono stato l’unico triestino, dall’ottobre scorso, all’interno di questo progetto speciale, che è stato commissionato in esclusiva solo per queste date e, secondo la filosofia del gruppo, non verrà mai più riproposto. Le cronache - racconta Stefano - parlano di uno spettacolo entusiasmante, che racconta la storia di un ragazzino, Leonardo, che riceve in dono un seme magico da sua nonna». Da questo seme appare un amico immaginario, Farro, che lo guida in un fantastico viaggio tra stupore, coraggio e speranza.

Stefano Pribaz in allenamento con una collega sulla famosa pertica da sei metri 

Lo spettacolo si articola in 14 atti che miscelano la meraviglia dell’arte del circo contemporaneo con quelle del teatro e della danza e con le esibizioni dei pagliacci. Il tutto intrecciato e arricchito da musiche originali, sorprendenti costumi di scena, trucchi creativi e proiezioni video multimediali. A realizzarlo sono stati ben quarantotto artisti, per la metà italiani.

La scena che vede coinvolto Pribaz, una delle più applaudite, è quella in cui si assiste a una sorta di apertura dei fiori giganteschi, con i petali posizionati a sei metri d’altezza. «Ero già un’acrobata - racconta Pribaz - prima di approdare qui. Ormai sono via da Trieste da dieci anni, anche se mantengo solidi legami con la città, dai genitori agli amici più cari, oltre a un bimbo di tre anni che pur essendo nato a Milano adesso inizia a parlare il dialetto...».

Entrare in un contesto così unico, sogno di ogni artista, non deve essere stato facile, così come non è di facile intuizione capire cosa renda così unico il “Cirque”. «Sono riusciti a fare spettacoli senza gli animali - cerca di spiegare Pribaz - con scene egualmente molto, molto appariscenti, scenografie e tecnici molto bravi».

La storia parla del 1984 come data di formazione del Cirque du Soleil in Canada a Baie Saint Paul. Fondato dall’ex-mangiatore di fuoco allora ventitreenne Guy Laliberté insieme a Gilles Ste-Croix e Daniel Gauthier, ha circa 3800 dipendenti, che animano 8 spettacoli in tournée con tendoni in tutto il mondo, e altri 9 spettacoli stabili, ognuno con differenti tematiche a Montreal, a Las Vegas (6 spettacoli), a New York, a Orlando e a Macao. In maggio 2011 sono stati aperti altri 2 spettacoli fissi a Singapore al Marina Sands Hotel e a Dubai. L’assenza degli animali viene ovviata da mimi, acrobazie, giocoleria e altri numeri di grande rilevanza scenica.

«È una macchina molto ben organizzata - sottolinea Pribaz - sembra quasi una società di intrattenimento. Del resto ogni cosa viene fatta con grande professionalità, niente viene lasciato al caso. Basti dire che ci vogliono almeno due anni di preparazione per spettacolo e tanta, tantissima energia. Fanno degli spettacoli unici e ci guadagnano, com’è ovvio...».

Quanto all’acrobazia sul palo di sei metri, continua Stefano, «è stata proposta per la prima volta in un loro show. Si tratta di una disciplina inventata dagli australiani. A realizzarla c’eravamo solamente io e altri tre acrobati, tutti italiani».

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