Trieste, le “ferite” del parco di Miramare si mostrano al ministro

Il parterre “bruciato” nel parco del castello di Miramare

Franceschini fa tappa ai giardini del castello tra sterpaglie e viali off limits

TRIESTE Tornano ad accendersi i riflettori sul degrado del parco di Miramare. A toccare con mano il degrado in cui versano i ventidue ettari di superficie verde attorno alla dimora che fu di Massimiliano d’Asburgo e di sua moglie Carlotta, sarà il titolare dei Beni culturali, Dario Franceschini.

Il ministro sarà in visita ufficiale questa mattina non solo a Miramare ma anche in Porto Vecchio. Una trasferta, la sua, che rappresenta una ghiotta occasione per avanzare la proposta di un passaggio di consegne nella conduzione del parco. Parco che, nelle intenzioni di Roberto Cosolini, dovrebbe appunto transitare dallo Stato al Comune, favorendo così una più efficace gestione della principale attrazione turistica regionale.

Prima ancora che ragionare di gestioni e competenze, però, Franceschini farà un “tour”nelle zone del giardino ottocentesco ridotte in stato di abbandono, come più volte denunciato dal “Piccolo” e da molti triestini, e come testimoniato di recente anche da un servizio del Tg1.

Una condizione di incuria, quella del parco, che ha radici lontane, ma che attualmente ha raggiunto un livello di guardia. Un campanello d’allarme l’avevano provato a suonare, nel 1986, Franco Cucchi e Gianni Pirrone, autori del libro “Un giardino in riva al mare: il parco di Miramar ieri e domani” (edizioni Dedolibri), nel quale veniva sottolineato come il giardino, in mancanza di fondi e di una direzione tecnica, sarebbe andato incontro a un inevitabile declino.

Un rischio che non si è riusciti a evitare. Il risultato evidente è che si sono persi molti anni, durante i quali si poteva correre ai ripari e programmare quelle azioni che oggi appaiono tardive, ottimizzando al contempo le risorse finanziare che negli anni sono state dirottate a Miramare per gli interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione.

Negli ultimi mesi sono stati aperti alcuni cantieri, frutto dell’Accordo di programma Stato-Regione, che hanno permesso di iniziare i lavori di ristrutturazione delle serre storiche, quelle che fanno mostra di sè davanti alla Gartenhaus, il castelletto che si affaccia sul porticciolo di Grignano, e delle cosiddette serre nuove, adiacenti a quelle ottocentesche. A mancare, e la cosa salta all’occhio di qualsiasi visitatore, è l'assenza di azioni di ordinaria manutenzione.

Al tempo degli Asburgo, infatti, il parco poteva contare su una forza lavoro stabile, composta da sette giardinieri che, con la bella stagione, diventavano dodici. Fino agli anni Ottanta, poi, l’allora direttore del museo storico del castello si impegnava direttamente nella supervisione dell’intera area verde, verificando quotidianamente le criticità che richiedevano un intervento immediato.

Attualmente non vi è l’ombra di un giardiniere. Passeggiando lungo i viali del parco non si incontra una carriola, un rastrello, un addetto impegnato in una pulizia o in un’opera di potatura di una pianta. La stessa delegazione Fai Trieste, per voce del presidente regionale Tiziana Sandrinelli, si è detta «fortemente amareggiata nel riscontrare la situazione di generale degrado in cui versa il parco e, in particolare, l’area a favore della quale il Fai è intervenuto».

Sandrinelli fa riferimento al rifacimento del parterre, portato avanti grazie al contributo di 30mila euro stanziato da Fai e Intesa Sanpaolo, grazie all’iniziativa “I luoghi del cuore”, che aveva visto anche la partecipazione attiva del “Piccolo”. «Un intervento significativo - continua Sandrinelli - , fortemente voluto dal territorio, che puntava ad essere un segnale concreto di cura e attenzione nei confronti di un luogo dal grande valore simbolico, storico e naturalistico».

Di attenzione, invece, ce ne deve essere stata molto poca, considerata l’attuale desolazione del parterre, con i “nuovi” bossi già fiaccati dalla mancanza di cure. «Manca una seria programmazione degli interventi - spiega l’ingegnere Stefania Musco, specializzata in Beni architettonici e del paesaggio al Politecnico di Milano, autrice di una tesi di laurea di specializzazione proprio sul parco di Miramare - , da fare con il supporto di un esperto nella ristrutturazione di giardini storici, e che tenga conto della idea originaria di Massimiliano, dell’architettura del paesaggio e delle peculiarità botaniche di tutta l’area».

Un’area, quella a disposizione dei visitatori, che negli anni si è progressivamente ridotta. Il transito lungo alcuni viali del parco è stato interdetto. Lo testimoniano alcune transenne che si incontrano nella parte alta del giardino, in corrispondenza con il viale dei Lecci. Tutta quella zona, che si estende in direzione delle scuderie, appare in completo stato di abbandono.

Il passaggio, in molti casi, non è stato interrotto da chi è chiamato a effettuare la manutenzione del verde, anche se nessuno si è preso la briga di spostare degli alberi caduti sul sentiero, di potare gli arbusti che crescono rigogliosi o di spostare le sterpaglie che negli anni sono state accumulate ai lati del percorso.

Sta di fatto che nessun visitatore si avventura in un’area che meriterebbe invece di essere valorizzata: un complesso che presenta il cosiddetto “corredo romantico”, con grotte artificiali e sentieri circondati da muretti a secco che conducono a ciò che rimane della torre Pfefferturm, un belvedere che nel 1943 venne distrutto dai tedeschi, intenti a fortificare la zona temendo uno sbarco alleato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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