In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Ufficio postale addio, rivolta a San Dorligo

Monta la protesta in difesa di Sant’Antonio in Bosco. La giunta comunale presenta istanza di autotutela: «Servizio essenziale»

2 minuti di lettura
Un ufficio postale in una foto di archivio 

SAN DORLIGO DELLA VALLE. È rivolta nel Comune di San Dorligo della Valle contro la decisione di Poste italiane di chiudere, dal 7 settembre, l'ufficio postale di Sant’Antonio in Bosco. La notizia ha scatenato una forte protesta tra la popolazione, di cui si è fatto portavoce il Comune, guidato dal sindaco Sandi Klun, la cui giunta ha adottato un provvedimento che tecnicamente si definisce “istanza di autotutela”.

In esso, oltre a chiedere la revoca della decisione, si parla di «rilevantissimo pregiudizio per l’intera comunità locale». Un giudizio tranciante, condiviso anche dalla locale sezione della Cgil pensionati: «Quella di Poste italiane - dice Fulvio Marchi, responsabile locale dello Spi-Cgil - è una decisione che non possiamo condividere, anzi. Togliere agli abitanti di Sant’Antonio in Bosco e di tutto il circondario la possibilità di avere a disposizione un ufficio postale significa impedire a decine di persone, molte delle quali anziane, il diritto di poter incassare la pensione o di compiere le necessarie operazioni postali senza dover fare un vero e proprio viaggio. Se a questo aggiungiamo il fatto che nella stessa zona è scarso il servizio offerto dai mezzi pubblici, il quadro è completo ed è del tutto negativo».

Semplice quanto secca la replica di Poste italiane: «L’ufficio di Sant'Antonio in Bosco lavorava poco - spiegano dalla Direzione territoriale - e non c’erano più le condizioni per continuare a tenere aperta una sede che diventava negativa sotto il profilo del rapporto fra costi e ricavi. Del resto - osservano i responsabili dell’azienda - rimane operativo l’ufficio di San Dorligo della Valle, che dispone di tre sportelli, è un ufficio per la consulenza e dispone di apparecchiature che permettono di sbrigare molte operazioni in autonomia».

Considerazioni che non convincono i residenti: «Raggiungere l’ufficio di San Dorligo della Valle, per gli abitanti di Sant’Antonio in Bosco - riprende Marchi - significa salire in macchina, per chi ce l’ha, oppure chiedere un passaggio a qualche familiare o a qualche amico. Resta la possibilità di prendere i mezzi pubblici ma ripeto, il servizio dei bus è molto scarso».

Vista la situazione e la protesta che sta montando, il Comune è partito al contrattacco. «Considerato che il servizio garantito da Poste italiane - si legge nella delibera di autotutela - deve essere adeguato, per quanto riguarda gli orari, alle prestazioni richieste dall’utenza. Considerato anche che la spa riceve significativi contributi statali per consentire agli uffici periferici di garantire i servizi postali essenziali e che la chiusura dell’ufficio di Sant’Antonio in Bosco rappresenta il venir meno di uno dei servizi pubblici essenziali, soprattutto per le fasce più deboli della popolazione, chiediamo l’annullamento di tutti gli atti che prevedono la soppressione dell’ufficio di Sant’Antonio in Bosco».

«Esiste un importante precedente sul quale si fondano le nostre speranze in un ripensamento da parte di Poste italiane - interviene il sindaco di San Dorligo della Valle, Sandy Klun - che riguarda il Comune friulano di Buie. Il Tar ha accolto, con la sentenza n.332 di quest’anno, il ricorso presentato dall’amministrazione del centro friulano annullando i provvedimenti con i quali Poste italiane aveva chiuso gli uffici di due frazioni del territorio di Buie. Nella motivazione - continua il sindaco - si spiega che l’aspetto economico non può prevalere sull’interesse pubblico al corretto svolgimento del servizio postale». Il Tar ha anche aggiunto che «eventuali non accoglimenti delle proposte alternative presentate dai Comuni necessitano di congrua motivazione». A oggi, però, nel territorio comunale di Buie gli uffici non sono stati riaperti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori