Processo amianto, Fincantieri paga il conto

Proteste delle associazioni delle vittime dell'amianto

Accreditati 140mila euro nelle casse del Comune. Vertice tra il sindaco Silvia Altran e le associazioni interessate

MONFALCONE. Il gruzzolo è stato accreditato nelle casse comunali. Centoquarantamila sull’unghia. La comunicazione ufficiale di Fincantieri, con la quale l’amministrazione Altran ha transato la revoca della costituzione di parte civile alla vigilia della sentenza sul processo amianto-bis, è giunta lo scorso 19 agosto.

Entro i pattuiti trenta giorni dalla sigla dell’accordo, dunque. Lo ha confermato ieri mattina, una volta interpellata, il sindaco Silvia Altran che al telefono ha altresì riferito di aver avuto, mercoledì, l’annunciato incontro con tutti i soggetti portatori d’interesse (oltre una dozzina i partecipanti) per aprire il confronto sulla destinazione della cifra strappata.

L’affollato vertice, che dovrebbe costituire solo la prima di una serie di riunioni, dato che nell’ora e mezza di discussione si è lanciata la proposta d’istituire un tavolo permanente su amianto e tematiche correlate, ha avuto corso nell’ufficio del sindaco di via Sant’Ambrogio, dopo le 17. Tra gli argomenti toccati anche quello del Crua e delle bonifiche ambientali.

Tutta ancora da fissare, comunque, la finalità dei 140mila. Dall’incontro a porte chiuse, infatti, non è emersa una linea d’indirizzo, in quanto l’amministrazione - dopo un excursus sulle recenti vicende - ha chiesto ai rappresentanti presenti di esporre o proporre spunti d’utilizzo dei soldi, cui si dovrebbero affiancare, nelle intenzioni dell’ente, ulteriori fondi comunali.

Senza girarci troppo intorno, la cifra frutto dell’accordo transattivo aveva destato nelle ultime settimane polemiche e perplessità in città, perché ritenuta da molte parti esigua. Tralasciando la querelle politica, sorta per via del voto di approvazione consumato in una giunta di mezz’estate non al pieno della rappresentanza e non completamente allineata (Rifondazione con Cristiana Morsolin aveva garantito il numero legale, ma si era astenuta), in molti dei partecipanti è prevalso l’intento di interloquire con l’ente locale sulla ricerca. Questo nel rispetto e in supporto di quanti, nei prossimi anni, ancora dovranno combattere con asbesto e mesotelioma, le principali patologie legate all’esposizione al minerale killer.

Di qui la nutrita presenza di associazioni e sindacati. Nessuno ha toccato direttamente l’opportunità o meno dell’accordo transattivo. Tuttavia, secondo quanto riferito, «sul tavolo ha aleggiato il peso della decisione assunta, non condivisa da tutti». Si è comunque concordato, al termine della riunione, di diffondere nei prossimi giorni un comunicato ufficiale, che sarà sottoposto alla preventiva lettura di ogni convenuto.

Ogni associazione ha riferito la propria esperienza. Per quanto riguarda per esempio l’Aea, come raccontato dal segretario Diego Dotto, si è reso edotto il sindaco sull’utilizzo del denaro fissato dalla sentenza del primo processo: «Una parte è stato girato ad associazioni che si occupano dell’assistenza ai malati, come Spyraglio e Lilt, o della sicurezza dei lavoratori, vedi Carico sospeso, o dell’ambiente, cioè Legambiente.

Un’altra parte è stata stanziata per un progetto di ricerca, con l’Università di Trieste e l’Ass, teso a chiarire se c’è una predisposizione genetica nel mesotelioma, per l’individuzione dell’eventuale marcatore tumorale».

L’amministrazione, fin dall’inizio della vicenda, aveva ventilato la volontà di impegnare la somma frutto dell’accordo con Fincantieri nella ricerca, per concentrarsi sui vivi dopo aver a lungo pianto e combattuto per i morti. Ciò senza escludere il ricorso ad luminari o esperti internazionali.

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