Trieste metropolitana, Russo sfida il Pd

Il senatore dem rigetta le critiche e rilancia: «Sono pronto a un confronto. Non c’è conflitto con il voto in Regione»

Francesco Russo rilancia. E sfida chi lo critica: «Sono pronto a un confronto, fin dalla riapertura del Consiglio regionale», cioè una volta conclusa la parentesi del break estivo. In ballo c’è il nodo della “città metropolitana”, che un emendamento dello stesso senatore Pd ha ripristinato come possibilità per il Friuli Venezia Giulia - pensando in particolare a Trieste - quando il Consiglio regionale aveva in precedenza detto “no” a questa eventualità nel ridisegnare il testo dello statuto.

Un’iniziativa, quella del parlamentare triestino eletto a Palazzo Madama, che si è attirata una pioggia di critiche. Oltre al malcelato fastidio della presidente Debora Serracchiani, si sono contate nel corso delle settimane le parole tutt’altro che entusiastiche di altri esponenti del Pd (il capogruppo dem in piazza Oberdan, Diego Moretti, ad esempio, ma anche il deputato Ettore Rosato, che ha diplomaticamente invitato a riproporre la questione in Consiglio regionale), le prese di posizione contrarie del centrodestra con Alessandro Colautti di Ncd che attraverso una mozione riporterà il tema in aula e con Riccardo Riccardi di Forza Italia che lancia l’allarme sulla specialità sotto attacco, la condanna da parte di M5S con Elena Bianchi a definire l’azione di Russo «un affronto alla democrazia», e pure le perplessità del segretario regionale della Cgil Franco Belci.

Ora il senatore triestino del Pd, però, ribatte e non arretra di un passo dalla sua posizione. «In questi giorni ho letto da parte di politici, anche del mio partito, dichiarazioni contrarie all’iniziativa parlamentare che ho assunto per modificare lo Statuto regionale: invito chi mi attacca a leggere almeno gli atti parlamentari e a fare un piccolo ripasso di diritto costituzionale», parte Russo. «Chi sostiene che ho scavalcato il volere del Consiglio regionale dice cose non vere - aggiunge -. Il mio emendamento non istituisce la città metropolitana di Trieste ma semplicemente dà al Consiglio regionale, che avrà sempre l’ultima parola, la possibilità di istituirla in futuro». Dal metodo al merito: «Nessuno dei consiglieri che si è dichiarato contrario alla città metropolitana ha saputo spiegare con argomentazioni concrete i motivi del proprio “no” - sottolinea Russo -. Per un semplice motivo: non esistono. Da Martines a Riccardi tutti si sono nascosti dietro a dichiarazioni di circostanza: “l’iniziativa di Russo mina la specialità della Regione”». Il democrat invita allora i suoi detrattori «a dimostrarlo, perché, al contrario, io sono convinto possa rappresentare un’opportunità per tutti. Un’area metropolitana sarebbe vantaggiosa non soltanto per Trieste, ma per l’intero territorio regionale. Perché valorizzare le potenzialità dell’area giuliana, e penso ad esempio alle economie di scala possibili in ambito portuale con Monfalcone e Capodistria, significa attrarre investimenti, aumentare il gettito fiscale e creare nuove opportunità di lavoro». E ancora: «Unificare l’erogazione di servizi su un territorio più vasto significa risparmiare risorse che la Regione può investire, ad esempio, per rilanciare l’economia di altri territori regionali maggiormente depressi». Russo rileva poi l’opportunità di accesso «ai fondi europei dedicati alle città metropolitane», che si potrebbero tradurre nell’«avere maggiori risorse per rifare strade, finanziare le imprese, abbassare le tasse, promuovere l’occupazione». Punti sui quali l’ex segretario provinciale del Pd è pronto a dibattere in qualsivoglia faccia a faccia: «Misuriamoci nel merito. Sono disponibile a un confronto per spiegare che non c’è davvero alcun conflitto fra quanto votato al Senato e le discussioni già svolte in piazza Oberdan. Se lo riterranno, dico ai consiglieri regionali che sono pronto fin da ora a prendere parte a un’audizione sull’argomento».

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