Lubiana rimborsa anche i figli degli esuli

Un dettaglio della mostra sull'esodo giuliano, fiumano e dalmata allestita al Metteing Cl di Rimini

Risarcimenti fino al primo grado di parentela. I potenziali beneficiari salgono a 9mila. Previsti i contributi previdenziali

TRIESTE Anche i discendenti degli esuli hanno diritto agli indennizzi concessi dalla Slovenia. Il risarcimento spetta fino al “primo grado”, dunque pure ai figli. Lo rende noto l’Unione degli istriani che ha studiato a fondo la legge del 2005 varata dal governo di Lubiana, la normativa sui rimborsi per chi ha vissuto in campo profughi. Un provvedimento venuto alla luce solo pochi mesi fa quando alcuni triestini si erano visti riconoscere migliaia di euro dalle autorità oltreconfine, grazie all’intermediazione di alcune badanti e donne di servizio. Ad occuparsi delle pratiche erano poi alcuni avvocati di Capodistria, Nova Gorica e Postumia. Le istituzioni straniere non avevano però mai confermato la regolarità di quei trasferimenti e il direttore generale del ministero della Giustizia, Andreja Lang, con una lettera aveva affermato che non risultano leggi a Lubiana a favore degli italiani. Un giallo. Molti richiedenti, da quanto si è saputo, erano riusciti comunque a dimostrare la residenza oltreconfine. Del caso, su cui si è sospettata una clamorosa truffa e su cui restano tutt’ora da dissipare varie zone d’ombra, si erano occupati sia la Questura di Trieste sia la Policija. L’Unione degli istriani si era rivolta al ministero della Giustizia sloveno per chiarimenti, senza ottenere risposte.

Davanti a nuove domande di indennizzo i bonifici però non si sono mai fermati. Di qui la decisione del presidente dell’Unione Massimiliano Lacota di offrire consulenza a sostegno delle pratiche di quanti intendono chiedere il dovuto.

Lacota il 9 settembre organizzerà un’assemblea con gli associati per spiegare come preparare i documenti. «In quella sede - annuncia - daremo la nostra disponibilità per l’assistenza». Può fare richiesta chi è nato nelle zone italiane ora appartenenti alla Slovenia, come Isola, Pirano, Capodistria, la Valle dell’Isonzo e la Valle di Vipacco. Va dimostrata la qualifica di profugo, con un certificato di “residenza storica” rilasciato dai rispettivi Comuni di appartenenza. E possono farsi avanti, conferma Lacota, anche i discendenti di primo grado. I soldi concessi ai figli saranno però in misura inferiore, secondo un calcolo stabilito dalla commissione.

Sono esclusi gli “optanti”, vale a dire chi aveva scelto la cittadinanza italiana ai sensi del Trattato di Pace del 1947. «Queste persone - precisa il presidente - non hanno diritto, dal momento che la Slovenia ritiene che tale categoria sia già inclusa negli accordi internazionali stipulati tra l’Italia e la Jugoslavia». Non sono invece considerati “optanti” gli esuli della Zona B, dal momento che lasciando l’Istria avevano fatto soltanto un trasferimento di residenza, così come previsto dalle normative di allora. «Quindi - precisa il presidente - per tutti quegli italiani che hanno fatto il campo profughi si valuta lo spostamento di residenza come persecuzione politica. Rientrando dunque tra i casi previsti dalla legge».

La commissione slovena riconosce 146 euro per ogni mese trascorso in campo, fino a un massimo di 8 mila e 300 euro. Per quanti non hanno potuto lavorare regolarmente in quel periodo di permanenza, la legge prevede pure l’indennizzo dei contributi. Si stima che da oggi in avanti potrebbero partire fino a 9 mila domande, inclusi i discendenti. Il Paese confinante potrebbe quindi trovarsi a sborsare una cifra complessiva oltre i 10 milioni di euro. L’iter è relativamente breve: le domande vengono prese in considerazione entro due mesi dalla presentazione. È la commissione, non oltre i due anni, a comunicare l’esito dell’istruttoria e l’importo. La decisione è inappellabile. In caso di mancanza di documenti, l’organismo concede venti giorni di tempo per inviare quanto richiesto. Il pagamento avviene con un bonifico della Banca nazionale slovena. Lacota si appella ai colleghi delle altre associazioni: “Da una parte mi criticano, mentre dall’altra mi domandano informazioni nelle vie private su come muoversi per ottenere i soldi. Parlino meno e facciano di più”.

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