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La legge sui musei incassa il sì dei sindaci

Il Consiglio delle autonomie approva la riforma. Torrenti: «Battaglia in Paritetica per la competenza sui poli statali»

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Il Museo paleocristiano di Aquileia 

TRIESTE. Rassicura Ettore Romoli sulla futura gestione dei musei provinciali di Gorizia, riconferma la battaglia autonomista sui musei statali in Fvg e incassa, senza troppo affanni, il via libera del Consiglio delle autonomie sul ddl “Norme regionali in materia di beni culturali”, prossimo all’approvazione definitiva della giunta e a un rapido percorso consiliare.

Per Gianni Torrenti, a Udine, è una mattinata di pochi attriti. Con l’eccezione della Provincia friulana, preoccupata per le realtà museali minori, l’assessore alla Cultura scopre che il territorio condivide l’impostazione di una riforma che punta a selezionare i 397 musei, o sedicenti tali, del Fvg. Troppi e troppo deboli, spiega Torrenti illustrando un testo che tratta in realtà anche di archeologia e biblioteche.

Il futuro è dunque quello delle reti, la sola via per fare dei musei «un settore dinamico, nel contesto del quale vengono incoraggiate e favorite l'interazione e la cooperazione con le scuole, le università, gli altri istituti culturali e il cosiddetto terzo settore». Ci saranno, via regolamento, criteri stringenti. Di presenze, di spazi, di servizio, di professionalità. O li si rispetta, anche cercando aggregazioni territoriali o tematiche, o si rimarrà fuori dal sistema regionale, quello che garantisce i contributi pubblici.

«Non sosterremo più la spesa per i musei - chiarisce l’assessore Torrenti -, ma solo per il loro sviluppo». Oltre che per la loro attrattività turistica: «Puntiamo a un abbonamento che consenta ingressi in ogni località regionale». L’invito è dunque alla sinergia, «la via maestra per favorire la corretta conservazione del patrimonio culturale e la sua funzione educativa».

Un «banco di prova importante», rileva la presidente della Provincia di Trieste Maria Teresa Bassa Poropat, per le nascenti Uti: le reti museali dovranno coincidere con la nuova “geografia” degli enti locali della regione. Una sfida, chiarisce ancora l’assessore, che «non penalizzerà» i piccoli musei, «anzi, servirà a valorizzarli».

Parole che convincono tutti tranne l’assessore provinciale udinese Francesca Musco. Che, come anticipato dal presidente Pietro Fontanini, vota contro. E spiega: «L’ente ha sostenuto con impegno e risorse la creazione di una rete museale provinciale che conta oltre 80 realtà. La nuova organizzazione dei musei incardinata alle Uti distrugge uno schema a forte valore identitario».

In 12, invece, si dicono a favore dell’intesa. E 2 soli si astengono: Prata di Pordenone e Gorizia. Romoli promuove l’impianto della legge, ma non dimentica di ribadire la preoccupazione per il passaggio del musei isontini a mamma Regione. «Non ci stiamo», ripete il sindaco. Ma Torrenti si mostra collaborativo: «I musei provinciali di Gorizia sono un patrimonio della città. Ci dovesse essere una regia regionale che li riguarda, porterà comunque in loco maggiori competenze». Nessun centralismo, dunque. Lo stesso che Torrenti combatte auspicando una regionalizzazione dei quattro musei nazionali di Trieste, Aquileia e Cividale: «Via commissione Paritetica chiederemo che possano passare sotto la nostra competenza».

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