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Trieste, sul mercato la società di “Porto Lido”

Invitalia ha messo in vendita “Trieste Navigando”: avrebbe dovuto realizzare un marina sul molo Fratelli Bandiera

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L'area ex Cartubi sul molo fratelli Bandiera data in concessione a "Trieste Navigando" (Silvano) 

TRIESTE Sarà una commissione formata da tre esperti a vagliare le offerte per acquistare il 100% di “Trieste Navigando”, società interamente controllata da “Invitalia Partecipazioni spa”, a sua volta strumento operativo dell’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e dello sviluppo d’impresa spa, che da parte sua afferisce al ministero dello Sviluppo Economico. In realtà “Trieste Navigando” era stata creata da “Italia Navigando”, liquidata un anno fa, dopo un decennio a base di scarsi risultati e di molti debiti (una ventina di milioni), e soprattutto dopo essere stata acclarata la modesta vocazione della mano pubblica nel realizzare terminal nautici.

Alla fine, in questo gioco di matrioske societarie, le partecipazioni della disciolta “Italia Navigando” - come si diceva - sono cascate in mano a Invitalia, che ha deciso di venderle previa asta pubblica da effettuarsi - recita l’art. 7 del bando di gara - «per mezzo di offerte segrete da confrontarsi tra loro». L’ultimo termine era lunedì 27 luglio, termine prorogato di un paio di settimane rispetto a quello originariamente fissato al 13 luglio. Oltre all’intero capitale sociale della società triestina, Invitalia mette sul mercato il 100% di “Marina di Portisco spa” (Sardegna), il 51% di “Porto delle Grazie” (Calabria), il 49% del porto turistico di Capri (Campania), il 32% di “Marina d’Arechi” (Campania). Un’operazione sulla quale organi di informazione e politica hanno espresso motivi di polemica.

Società triestina per modo di dire, perché “Trieste Navigando”, con un capitale sociale di 100 mila euro, ha la sede legale a Roma in via Calabria 46, dove opera Invitalia. A Trieste, invece, avrebbe dovuto concretizzarsi la ragione d’essere della “spa”, che sarebbe stata quella di costruire uno scalo nautico nel sito che ospitava la Cartubi, dove termina il molo Fratelli Bandiera. Ai piedi della Lanterna, pressochè adiacente alla stazione dei piloti e agli alloggi della Capitaneria, non lontano dal popolare “Pedocìn”, quasi fianco a fianco con la Guardia di finanza. Al progetto era stato attribuito anche un nome, quello di “Porto Lido”. Posizione interessante, centrale e nel contempo defilata.

Per passare ai fatti “Trieste Navigando” aveva ottenuto dall’Autorità portuale una concessione, prima trentennale poi - dall’aprile 2013 - quarantennale per 41.514 metri quadrati, con un canone annuo di 61.568,61 euro. L’idea di partenza, rimasta nell’iperuranio di competenza, contemplava un marina da 117 posti barca a Trieste e uno da 440 alle Terme Romane monfalconesi. L’accordo di programma, firmato nel dicembre 2010 con la Regione Fvg, stanziava in tutto 37,4 milioni di euro, di cui oltre 29 promessi da “Italia navigando”. Poi dell’investimento monfalconese si sono perse del tutto le tracce, mentre “Porto Lido” è ancora tutto da costruire. A differenza degli altri quattro porti messi in vendita da Invitalia, i quali già esistono.

Italia Navigando” era intenzionata a disfarsi della filiale triestina ancor prima di essere liquidata: il “pubblico” non appariva più molto convinto del glamour nautico. Tant’è che su quell’area, un annetto fa, aveva gettato l’occhio il presidente camerale Antonio Paoletti, sempre alla ricerca di un luogo ospitale per il suo Parco del mare. Ma alla lizza indetta da Invitalia la Camera di commercio non ha partecipato.

A questo punto, per sapere quante e quali siano le offerte per acquisire “Trieste Navigando” con l’asset costituito dalla concessione rilasciata dall’Autorità, bisogna attendere che la commissione apra le buste ed esamini le proposte. I tre commissari si sono insediati venerdì 31 luglio e fonti Invitalia ritengono che l’esito del vaglio potrebbe darsi entro la prima settimana di settembre. La commissione è composta da Stefano Zunarelli, ordinario di diritto della navigazione nell’Università di Bologna, con uno studio legale anche a Trieste in via San Nicolò; poi ci sono Mario Sebastiani, che insegna economia politica a Tor Vergata, e il commercialista veronese Ermano Sgaravato.

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