Trieste, all’asta la casa della Fondazione Luchetta

Tre bambini seguiti dalla Fondazione Luchetta, Ota, D’Angelo e Hrovatin

La Provincia vende la storica sede di via Valussi su richiesta della onlus che vuole acquistarla

TRIESTE La Provincia di Trieste mette in vendita un pezzo del suo patrimonio immobiliare. Oggetto dell’alienazione, stabilita con una delibera datata 19 dicembre 2014, sarà lo stabile di via Valussi 5, quartier generale della Fondazione Luchetta, Ota, D’Angelo e Hrovatin. Per l’aggiudicazione dei 520 metri quadri dell’immobile verrà indetta un’asta pubblica il prossimo 11 settembre, ma le buste contenenti il valore dell’impegno economico dovranno pervenire entro le 13 del 28 agosto. Le offerte segrete al rialzo partiranno dal prezzo a base di gara di 489.520 euro.

L’avviso di asta pubblica prevede che «si proceda all’aggiudicazione anche nel caso di partecipazione all’incanto di un solo concorrente». Ed è questa, paradossalmente, l’opzione che viene auspicata a Palazzo Galatti. Lo fa intendere l’assessore al Patrimonio, Mariella Magistri De Francesco, evidentemente preoccupata che la onlus triestina possa perdere la propria storica sede.

«La scelta di vendere l’immobile di via Valussi - precisa De Francesco - fa seguito a una precisa e convinta richiesta avanzata dalla stessa Fondazione, intenzionata a rafforzare il proprio patrimonio attraverso tale acquisto. Non era nostro interesse procedere con l’alienazione dello stabile e abbiamo esplicitato le nostre perplessità, ma è evidente che i vertici della onlus hanno fatto i loro ragionamenti economico-finanziari, prima di scegliere di accollarsi questo rischio». Non vi è alcun diritto di prelazione, infatti, per l’attuale inquilino, che dovrà obbligatoriamente confrontarsi con le altre eventuali offerte che dovessero venire presentate.

La Fondazione Luchetta si è stabilita in via Valussi nel 1994, a seguito della concessione, da parte della Provincia, di un contratto di comodato gratuito di durata ventennale. L’accordo scadrà il 28 febbraio 2017, con tre anni di ritardo rispetto a quanto previsto inizialmente, perchè nel frattempo sono stati effettuati dei lavori che non sono andati a gravare sulle casse dell’ente proprietario.

«La casa di via Valussi è vecchia e nel 1994 versava in cattive condizioni - spiega Daniela Luchetta, presidente della onlus che, fra gli altri nomi, porta anche quello di suo marito - . La sua ristrutturazione ci è costata 750 milioni di vecchie lire, frutto di un finanziamento della Regione». Il numero civico 5 di via Valussi è un luogo strategico per la Fondazione, la presidente Luchetta non ne fa un mistero. Negli anni sono stati numerosi gli investimenti fatti fra quelle mura, sia per l’ordinaria sia per la straordinaria manutenzione.

«Inoltre - continua Luchetta - in quella zona siamo stati “adottati” dagli stessi abitanti. Ci sentiamo parte del quartiere. A poca distanza da via Valussi, in via Chiadino, abbiamo un’altra struttura residenziale con cinque stanze, dove possiamo accogliere anche i bambini appena trapiantati, obbligati a vivere in isolamento a seguito della chemioterapia». e nove stanze di via Valussi, oggi più che mai, rappresentano il fulcro delle attività che la Fondazione svolge in favore dei bambini vittime delle guerre.

«Diventare proprietari dell’immobile - precisa Luchetta - ci permetterà di essere più solidi finanziariamente, di poter pensare a delle trasformazioni anche radicali e di richiedere specifici finanziamenti». Il gioco, a quanto pare, vale la candela, a patto che altri potenziali acquirenti si mettano una mano sul cuore, togliendo l’altra mano dal portafoglio. Le finalità benefiche della onlus, il suo radicamento territoriale, il fatto che possa contare ancora su due anni di contratto: sono tutti elementi che giocano a favore della Fondazione.

«Accettiamo di correre questo rischio - conclude la presidente - confidando nello scrupolo morale delle persone». Con questa partita dovrebbero concludersi le alienazioni da parte dell’ente provinciale, anche se rimane ancora in gioco l’ex campo profughi di Padriciano. La Provincia potrebbe giocarsi la carta della Cassa depositi e prestiti, come fatto in occasione della vendita dell’ex caserma di via Cologna. «Questa opzione - sottolinea De Francesco - ci consegnerebbe in mano un progetto di fattibilità, in grado di rendere molto più appetibile l’acquisto dell’intero complesso. Il nostro intento è quello di chiudere tutte le questioni aperte, per non lasciare beghe a chi verrà dopo di noi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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