Il sindaco Altran sul caso amianto: «Forse ho sbagliato, ma serve la svolta»

Silvia Altran alla sentenza del primo processo amianto nel 2013

Il primo cittadino dopo la transazione con Fincantieri: «Dobbiamo dare una speranza agli ammalati con la ricerca». Fissato al 26 agosto il tavolo con Aea e Cgil

MONFALCONE «Come sindaco, responsabile della salute dei miei cittadini, anche a costo di essere impopolare e quindi, probabilmente sbagliando per cercare di bruciare le tappe, ho fatto una scelta perché ritengo che l’urgenza sia quella di iniziare un’altra lotta: quella della speranza».

Silvia Altran capisce bene che aver accettato l’accordo transattivo con Fincantieri, alla vigilia della sentenza del processo amianto-bis (istituito per la morte di 44 ex cantierini) e revocando così la costituzione di parte civile del Comune in cambio della corresponsione di 140mila euro, può essere interpretato dal mondo politico e dalla collettività come un passo falso. E implicitamente, nella lettera aperta con cui si rivolge ai cittadini per chiarire le sue ragioni, ammette di poter anche aver sbagliato, ma solo per un fine - a suo avviso - più alto. Dare una speranza a chi ancora è vivo, dopo essersi, come ente locale, lungamente concentrati sui morti. In sintesi, la prima cittadina ritiene, con la decisione deliberata in giunta otto giorni fa e per la quale è stata da giorni bersagliata da critiche trasversali e anche dal fuoco amico democratico, di aver impresso una «svolta», come lei stessa afferma, al percorso fin qui intrapreso.

Per il resto, nessun mea culpa, come forse qualcuno si sarebbe aspettato: la prima cittadina, per come lei stessa scrive, non è uscita dalla vicenda con la leadership dimezzata o le ossa rotte. Almeno politicamente. E in effetti, i bene informati, svelano che nei giorni scorsi c’è stato, nel centrosinistra, un confronto serrato, ma alla fine i partiti al governo si sono stretti attorno ad Altran. La scorsa settimana si è tenuto un incontro di maggioranza politica, vale a dire con i capigruppo di Pd, Responsabilmente e Rifondazione, assieme agli assessori presenti all’ormai nota giunta oggetto di polemica (Omar Greco, Francesco Martinelli, Cristiana Morsolin, unica ad essersi astenuta). In quella sede Altran non avrebbe chiesto sostegno, assumendosi personalmente le responsabilità della vicenda, gesto apprezzato dai colleghi, che peraltro non avrebbero toccato l’argomento “sfiducia”.

Dalla a alla z, quindi, l’intera faccenda è stata posta sotto la lente e alla fine è emersa la volontà unanime di condividere assieme a tutti i portatori di interesse, esposti all’amianto e sindacati, le finalità della cifra che Fincantieri si è impegnata a corrispondere entro 30 giorni. È altresì scaturito l’impegno a integrare quella somma con suppletive risorse dell’amministrazione, nell’obiettivo di raggiungere risultati tangibili al progetto che sarà messo in campo. Di qui l’annunciato tavolo del 26 agosto.

Concretezza, dunque. E volontà di ricucire lo “strappo”. Soprattutto di guardare avanti al futuro. Tutti elementi presenti in più punti della lettera. Passata sotto le forche caudine, dopo una settimana di reprimenda anche da parte del suo stesso partito, Altran si appella ora ai cittadini, ai suoi monfalconesi, perché la aiutino a uscire dalla fase del «cordoglio delle vittime», giustamente appoggiato, per iniziare un’«ulteriore battaglia». Perché chi si ammala oggi non vede speranza. «Dobbiamo agire subito - dichiara - per far curare al meglio i nostri malati e pretendere che la ricerca si occupi di noi. Questa città non può ripiegarsi su sé stessa, nella rassegnazione e nel lutto».

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