Gorizia, pulizia al parco: documenti come rifiuti

Le immagini di una precedente operazione-pulizia

Il Comune ordina di portare tutto all’inceneritore, compresi gli effetti personali. La Prefettura fa bloccare il camion

GORIZIA Nuova operazione-pulizia al parco della Rimembranza e scoppia... il putiferio. Gli operatori di Isontina Ambiente, su disposizione del Comune, raccolgono tutto, compresi coperte, zaini, sacchetti che pare contenessero effetti personali e documenti dei richiedenti-asilo. Tutto viene caricato su un camion della nettezza urbana con destinazione il termovalorizzatore di Trieste. Interviene la Prefettura che blocca il mezzo e dispone che vengano recuperati effetti personali e, soprattutto, i documenti. Queste, in estrema sintesi, le fasi concitate dell’operazione.

A lanciare strali è l’assessore provinciale al Welfare Ilaria Cecot. «Ciò che è successo è di una gravità inaudita. Come può un’amministrazione arrogarsi il diritto di mandare all’inceneritore documenti e effetti personali? Il Comune doti il Parco di bagni chimici e cassonetti: così verrà garantita la pulizia! Inoltre, la Regione ha decretato lo stato di emergenza dando la possibilità di utilizzare la Protezione civile per la prima accoglienza. Perché il Comune di Gorizia non sfrutta questa possibilità? Perché continua a dare vita ad azioni provocatorie senza gestire il problema? Questo è accanimento bello e buono dell’assessore Del Sordi nei confronti di tante persone disperate».

Il Comune? Risponde pan per focaccia. Annuncia che ci saranno altre operazioni-pulizia «perché il Parco - scandisce chiaramente l’assessore comunale all’Ambiente Francesco Del Sordi - non merita questo trattamento. Quello è diventato un bivacco a cielo aperto e sotto i cespugli ci sono molte feci, oltre a rifiuti e immondizie di ogni genere. È una questione di igiene pubblica».

Del Sordi, che era presente durante tutte le fasi dell’operazione, aggiunge che «una prima cernita è già stata effettuata. Gli immigrati si avvicinavano, chiedevano la restituzione di questo o quel sacchetto e gli operatori restituivano quanto richiesto. E poi, scusate: se ho dei documenti importanti per il riconoscimento dello status di rifugiato politico li tengo addosso, li proteggo con attenzione e scrupolo e non li conservo certamente in sacchetti, in mezzo alle coperte e i rifiuti. O sbaglio?»

Del Sordi insinua anche un dubbio: «Ma siamo poi così certi che tutte quelle persone conservavano documenti regolari? Vien da pensare che sia tutta una messinscena e molti siano clandestini veri e propri. Comunque, nelle prossime occasioni, sarà nostra cura chiedere alla Prefettura la presenza di un ufficiale di pubblica sicurezza: dovrà essere lui a dire cosa si può portare via e cosa va conservato. Non si può chiedere che questa impellenza sia tutta sulla schiena di un povero operatore ecologico».

Perfettamente in linea con i ragionamenti del suo assessore, il sindaco Ettore Romoli. «Partiamo da un presupposto di natura generale. Il Parco è diventato un accampamento, vige un’ordinanza anti-bivacco e dobbiamo garantire la pulizia di un importante spazio pubblico. A chiedercelo sono i goriziani, a caldeggiarlo sono quotidianamente tante famiglie».

Ma la partita è tutt’altro che chiusa e avrà delle ripercussioni sin dalle prossime ore. Perché la Caritas diocesana e i volontari, fa sapere ancora l’assessore Cecot, faranno un inventario accurato di tutti i documenti e di tutti gli effetti personali che mancano all’appello. «Poi, verrà sporta denuncia di smarrimento ai carabinieri perché la questione non può finire così. Non sarebbe giusto».

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