Trieste, dati choc sulla Ferriera di Servola: «Le polveri sono cancerogene»

L'area della Ferriera di Servola

Indagine della super esperta Gatti sull’inquinamento atmosferico «Non ci sono dubbi che le particelle dannose siano prodotte dall’impianto»

TRIESTE «Non ci sono dubbi che le particelle rilevate a Servola abbiano origine dalla Ferriera. La loro composizione è piuttosto costante e gli elementi chimici che compaiono sono del tutto compatibili con i minerali trattati nell’impianto».

L’affermazione è di uno dei massimi esperti mondiali di patologie collegate alle nanoparticelle (alcuni millesimi di millimetro), la professoressa Antonietta Gatti, del laboratorio Nanodiagnostics, che ha effettuato uno studio sulle polveri sottili, raccolte un mese fa nel rione di Servola, per conto del senatore Lorenzo Battista (Per le autonomie) e del deputato Aris Prodani (Alternativa libera). Polveri in grado di causare tumori e altre patologie in chi le respira. I risultati dello studio sono stati illustrati ieri, in un’affollata conferenza stampa, dalla stessa Antonietta Gatti e dal direttore dello studio Nanodiagnostics, Stefano Montanari, presenti i due parlamentari e la presidente dell’associazione “No SmogAlda Sancin.

Il senatore Battista ha annunciato che lo studio completo sarà inviato al Comune, alla Regione, all’Arpa e al Noe dei Carabinieri. Assieme a Prodani ha poi chiesto a tutti gli attori coinvolti, fra cui l’Azienda sanitaria e la Siderurgica Triestina, di prenderne atto sia nell’ambito del rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale (scaduta e in fase di proroga) sia al fine di rivedere il numero di sforamenti consentiti per le emissioni. Interpellata a proposito di questo studio, la Siderurgica Triestina, proprietaria dello stabilimento, si è riservata di intervenire, eventualmente, nei prossimi giorni.

Lorenzo Battista, Aris Prodani e Alda Sancin alla presentazione dello studio

Le polveri in questione sono state raccolte in due giornate e in due punti diversi: il 21 giugno in via Ponticello e il 26 giugno in via dei Giardini. In entrambi i casi la raccolta, effettuata con sensori passivi, si è protratta per 24 ore. Dopodichè le polveri sono state esaminate con il microscopio elettronico a scansione e con altri strumenti.

«Abbiamo raccolto particelle attorno ai 10 micron (millesimi di millimetro, ndr)- ha spiegato Antonietta Gatti - contenenti silicio, alluminio, calcio, ferro, manganese, che sono effetto della combustione. Non provengono certo dal traffico. Le polveri che escono dal camino - ha aggiunto - contengono gli stessi elementi di partenza, combinati in maniera diversa».

Le polveri fini, ha spiegato sempre l’esperta, entrano nei bronchi raggiungendo anche gli alveoli polmonari, da dove passano nel sangue. Per quanto riguarda Servola, nelle polveri rinvenute «si sono rilevate grandi concentrazioni di piccolissime particelle, spesso di dimensione nanometrica». E quelle di diametro pari o inferiore ai 2,5 micron (pm 2,5) sono classificate cancerogene di classe 1, cioè certe, dallo Iarc, ente dell’Organizzazione mondiale della sanità.

Fra le polveri raccolte a Servola sono state trovate anche quelle che i tecnici chiamano “sferule”, nuclei di ferro coperti da noti e pericolosi inquinanti come i furani e il benzoapirene. E la forma sferica, si legge nella relazione redatta da Stefano Montanari e Antonietta Gatti, è classica di ciò che esce da una fonderia.

L’esperta ha osservato poi che livelli delle polveri sottili (pm10) oltre 40 milligrammi per metro cubo (il limite di legge, ndr) sono stati rilevati in tutta la città. «Il sindaco - ha rimarcato - come massima autorità sanitaria è la persona più idonea a dire cosa si deve fare».

Anche particelle più grandi della media di quelle raccolte a Servola, attorno ai 20 micron, possono entrare nei polmoni. «Essendo composta essenzialmente di acciaio - ha rilevato Antonietta Gatti - la cellula in cui la particellla entra non riesce a distruggerla. La cellula quindi muore, e la particella va ad aggredirme altre».

Fra le altre conseguenze causate dalle polveri, in una piccola percentuale di soggetti costituiscono il supporto a coaguli di sangue che poi sono all’origine di embolie, infarti o ictus. Nella maggior parte delle persone ciò non avviene, ma le particelle di “polvere” viaggiano nel sangue e raggiungono i vari organi, che reagiscono come per qualsiasi corpo estraneo.

«L’organismo - si legge sempre nella relazione - le isola in un tessuto infiammatorio. Con il tempo, come riportato dalla letteratura medica, lo stato di infiammazione trasforma il tessuto in un cancro». Non basta. Le polveri entrano anche nel nucleo delle cellule, dove interferiscono con il Dna. E possono anche passare dalla madre al feto, causando aborti e malformazioni.

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