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Trieste, il Museo ferroviario reclama nuovi spazi

Il responsabile Carollo: «Scoppiamo eppure siamo precari». In settimana l’atteso confronto con l’assessore Tassinari

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Il Museo Ferroviario di Trieste (Lasorte) 

TRIESTE I cimeli storici esposti sono tremila, ma altri duemila sono chiusi dentro alcuni carri merci perché non hanno spazi dove essere messi in mostra: il Museo ferroviario di Campo Marzio, con reperti quintuplicati rispetto al giorno dell’inaugurazione, trentuno anni fa, scoppia nei suoi esigui 300 metri quadrati interni, mentre gli spazi attorno restano deserti e rischiano di crollare. «Questa di Campo Marzio è l’unica stazione di testa in stile liberty dell’intera Europa - lamenta l’ingegner Roberto Carollo che guida il gruppo di volontari che da solo tiene in piedi l’istituzione - e le Ferrovie dello Stato la stanno facendo andare in malora piuttosto che affittarci altri spazi. Ci tengono in tale considerazione che per due volte hanno tentato di vendere l’immobile disinteressandosi della nostra sorte quasi fossimo una tabaccheria o una paninoteca. Per poter sopravvivere dobbiamo autotassarci noi volontari per pagare le riparazioni del tetto, l’affitto che il Dopolavoro ferroviario sborsa è di parecchie migliaia di euro con un contratto che deve essere rinnovato di anno in anno».

Vi sarà parecchio da discutere, pare di capire, nel primo colloquio che i volontari avranno la settimana prossima con l’assessore alla Cultura Paolo Tassinari per arrivare al rinnovo di una convenzione con il Comune scaduta ormai da tempo. «Dovrebbero essere le istituzioni, Regione e Comune in primis - afferma Carollo - a richiedere un Tavolo con le Ferrovie per risolvere una volta per tutte la situazione di estrema precarietà nella quale continuiamo a trovarci e anche per costituire un organismo che sovrintenda al funzionamento del museo, una sorta di Fondazione di cui già in passato abbiamo invano chiesto la costituzione». Recentemente il Comitato “Salviamo la Transalpina” ha organizzato un incontro per lanciare la proposta dell’istituzione di una fondazione che specificatamente portasse il nome di Marcello Spaccini, il sindaco-ferroviare che resse l’amministrazione cittadina dal 1967 al 1978.

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) TripAdvisor premia il Museo ferroviario]]

«Sono tutte questioni da valutare - replica Tassinari - la convenzione dovrà fissare i termini di una nuova collaborazione, ma dovrà rispettare le norme di una legge in materia che è in fase di elaborazione da parte della Regione e che dovrebbe essere approvata nel giro di qualche mese. C’è poi anche il Piano finanziato con i fondi Pisus nel quale potrebbe rientrare l’integrazione dei musei privati nella rete comunale. Non è in discussione l’aspetto legato alla comunicazione con il Museo ferroviario che continuerà a comparire nei siti web e nei cataloghi che accomunano le istituzioni museali cittadine».

«Tre vincoli di salvaguardia hanno finora permesso la nostra sopravvivenza - spiega Carolo - nell’ordine quello architettonico posto sulla stazione, quello sulla collezione di cimeli e infine il vincolo sui binari, considerata oltretutto l’eventualità che possa venir ripristinato qui un terminale viaggiatori». Secondo TripAdvisor, con seimila visitatori all’anno, il Museo ferroviario è ben collocato nella graduatoria dei siti più visitati dalla provincia non solo dai triestini, ma soprattutto dagli esponenti di un turismo che in città risulta in crescita. Per visitare la Stazione di Campo Marzio, oltre che il Museo, giungono appassionati di storia ferroviaria perfino da Roma e dalla Sicilia, oltre che dalla Slovenia, dalla Germania e soprattutto dall’Austria visto che qui era collocato un nodo ferroviario fondamentale con il terminale della linea transalpina che collegava Vienna con Trieste, allora (si era nel 1906) principale porto dell’Impero austro-ungarico. Ma gli ultimi viaggiatori arrivarono a Campo Marzio ancora nel 1958. Molti ora anche i gruppi organizzati e le scolaresche che oggi arrivano in visita.

«Tutto questo è possibile - conclude Carollo - solo grazie all’opera dei volontari e con il Museo normalmente aperto solamente per tre mattine alla settimana: il mercoledì, il sabato e la domenica dalle 9 alle 13».

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