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Il cadavere di Muggia rimane “senza casa”

Nessuno ha ancora reclamato il corpo mummificato della donna. Il rebus dei mancati solleciti per le bollette non pagate

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Lo stabile dove è stato trovato il cadavere mummificato della donna 

MUGGIA. Nessuno ha ancora ufficialmente reclamato il corpo di Maria Grazia Sasso. Prosegue la triste vicenda della donna muggesana ritrovata morta nella propria abitazione di via Dante Alighieri, 36 dopo sette lunghi anni di attesa. Nonostante l’eco della notizia, a Muggia nessun parente si è presentato al Commissariato di Polizia, un comportamento dettato da motivi non ancora chiari dato che sono almeno tre i parenti viventi.

Oltre alla 97enne muggesana Giuseppina Sasso vedova Frausin, zia di Maria Grazia, che aveva ammesso di pensare che la Sasso fosse tornata in Nizza, sono emersi altre due persone legate alla donna: una pronipote che risiede in Svizzera e il fratellastro Flavio Braulin, classe 1931, che risiede a Trieste. Braulin, cercato più volte al telefono cellulare nella giornata di ieri, non ha mai risposto. A questo punto tale comportamento da parte dei parenti potrebbe essere dettato dal disinteresse di ottenere l'eredità della Sasso e dal timore di possibili complicanze legate ai debiti (di sicuro, in ballo, ci sono gli oltre 20mila euro nella causa persa contro l’artigiano Tecchiati).

Nel caso quindi in cui nessuno dovesse presentarsi agli organi competenti, la soluzione per risolvere questa incredibile vicenda spetterebbe all’Ufficio del registro successioni del Comune di Muggia. Come oramai noto i resti di Maria Grazia Sasso sono stati trovati solamente grazie a un accesso forzoso della Polizia di Stato dovuto al pignoramento dell’immobile in seguito a un mancato versamento di oltre 22mila euro per una causa persa al Tribunale di Trieste.

Ma rimane dunque ancora aperto un quesito. Come è possibile che il Comune di Muggia non abbia notato che questa persona non stesse pagando da almeno 7 anni le tasse e le bollette? Pare davvero paradossale che al silenzio da parte di Maria Grazia Sasso, morta in casa, sia arrivato un altrettanto assordante silenzio da parte di chi è preposto a verificare il pagamento delle varie Tari, Tasi e Imu. Soprattutto in un’epoca in cui la tecnologia dovrebbe aiutare ad individuare eventuali persone morose. A tale quesito, la risposta pare che sia molto semplice: il debito contratto dalla Sasso non era così alto da fare scattare la trafila dell’iter per il pignoramento giudiziale.

Infine ieri è emerso che il Comune tramite il proprio Servizio sociale seguiva la donna, come ha spiegato l’assessore Loredana Rossi: «Nel 2005 Maria Grazia Sasso era in carico al centro di salute mentale di Domio non per motivi gravi. Anzi. Era una donna molto dinamica che aveva chiesto aiuto per gestire diverse proprietà a Nizza che voleva vendere. Sappiamo che nel 2006 si recava spesso in Francia. A un certo punto nessuno l’ha più vista. I Servizi sociali del Comune di Muggia hanno diverse annotazioni di telefonate e di controlli andati a vuoto. Non essendoci gli estremi per buttare giù la porta tutti si erano convinti che fosse davvero tornata in Francia. L’averla ritrovata dopo sette anni nella stessa abitazione è stata davvero una brutta sorpresa per tutti».

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