«Penso ai malati di amianto Non prendo ordini dal Pd»

Altran: «Con 140mila euro avviamo un progetto per dare una speranza a chi soffre. È questo il mio obiettivo, la mia candidatura viene dopo»

«L’importo di 140mila euro assicurato da Fincantieri al Comune di Monfalcone non è un risarcimento per le vittime dell’amianto. Nessun baratto. È offensivo attribuirmi manovre oscure: ho solo pensato a contribuire alla ricerca per le cure delle malattie asbesto correlate. Ho agito in piena autonomia. Non ho chiesto nulla al Pd né ho ricevuto ordini».

Il sindaco di Monfalcone Silvia Altran è nell’occhio del ciclone dopo la decisione, condivisa dalla giunta ancorché in formazione assai ridotta (hanno votato in quattro, tre voti favorevoli e astensione di Morsolin), di rinunciare alla costituzione di parte civile nel processo amianto bis. Rinuncia avvenuta alla vigilia della sentenza.

Sindaco Altran. Una decisione così importante non andava condivisa con il Consiglio comunale? È quanto meno anomalo, se non sospetto, che la giunta deliberi una simile decisione con un tempismo che ha lasciato molti allibiti.

«La scelta di costituirci parte civile nel primo e nel secondo processo amianto è stata deliberata dalla giunta. Siamo in periodo feriale ed è logico che non tutti gli assessori fossero presenti. Quanto al tempismo ho già spiegato che la decisione andava presa in quel momento e non prima. L’importante è la finalità: contribuire a dare una speranza a chi è malato e alle famiglie».

Il Comune incassa da Fincantieri 140mila euro. Non è poco per parlare di ricerca?

«L’importo è secondario, è importante il segnale che diamo. Non si tratta di un risarcimento per le morti di amianto».

Come siete arrivati alla quantificazione dei 140mila euro?

«Nel primo processo come parte civile avevamo chiesto 150mila euro per danno di immagine e ci sono stati riconosciuti 75mila. Nel secondo processo avremmo potuto ottenere altrettanti».

Veramente avreste potuto ottenere 290mila euro: 75mila per danno d’immagine e 5mila euro per ciascuna vittima.

«Non ero d’accordo con l’avvocato Maniacco, nostro legale, che ha svolto un lavoro eccellente. I 5mila euro per ciascuna vittima dovevano andare alle famiglie delle vittime. Gli importi che lei indica sono del tutto virtuali. Avremmo dovuto aspettare la conclusione dell’iter processuale in tutti e tre gradi di giudizio, senza contare la variabile del mutamento di sentenze. Con il rischio di trovarci tra 10-15 anni senza nulla in mano».

Pagherete le parcelle di Maniacco con i 140mila euro?

«Vuole scherzare?».

Ancora un chiarimento sui soldi. Per risarcimento danni, sia in sede extragiudiziale sia per quanto dispone la sentenza, Fincantieri deve fronteggiare una spesa di quasi 4 milioni di euro. Non si potevano aumentare quei 140mila euro?

«Ho già risposto. Una cosa sono i risarcimenti, sacrosanti, alle famiglie dei deceduti, un’altra il sostegno alla nostra iniziativa».

Ripercorriamo le ultime vicende. Uno ragiona: Renzi vara il decreto legge salva Fincantieri, la Regione paga la cassa integrazione per i giorni di stop della produzione dopo il sequestro di alcune aree del cantiere da parte del Tribunale di Gorizia e ora ecco che il Comune di Monfalcone si sfila dal processo amianto.

«È una lettura del tutto fuori luogo. Si mescolano vicende che non sono affatto legate e che sviliscono la nostra scelta. Aiutare chi soffre è una causa nobile, il resto sono argomenti che non ci riguardano. E poi vorrei ricordare che tra gli enti pubblici solo il Comune di Monfalcone si è costituito parte civile nel secondo processo amianto. Non l’ha fatto, ad esempio, la Regione».

Ha comunicato la sua decisione al partito prima di agire?

«No, assolutamente. Io sono un’iscritta al Pd e nel partito mi trovo a casa mia. Ma sono soprattutto il sindaco di una comunità».

Permane la sensazione che il Comune di Monfalcone sia in una posizione di debolezza di fronte alla presenza dell’industria. L’esonero dell’assessore Pin sul caso del rigassificatore e il dialogo molto problematico con Fincantieri sui problemi della città suggeriscono una lettura malevola.

«Pin è stato mandato via perché si è dimostrato impreparato non avendo nemmeno letto le nostre controdeduzioni sul rigassificatore e partendo in quarta con la raccolta di firme. Con la Fincantieri il dialogo è aperto, difficile, ma c’è. Ma vedo che si continua a fare confusione. Una cosa è l’impegno per la ricerca di cure sull’amianto, un’altra le ricadute sociali di determinate politiche del cantiere. Ci sono responsabilità del cantiere ma sull’amianto obiettivamente non si può imputare nulla all’attuale dirigenza».

Pare di capire che la sua decisione abbia colto di sorpresa il suo partito. Lei si sente ancora candidata sindaco del Pd?

«Certo, scioglierò le riserve e breve. Ma non è questo il punto che mi interessa. Sono disposta a tutto, anche a rompermi l’osso del collo pur di contribuire a salvare una sola vita umana».

Perché l’amministrazione comunale non era presenta in aula al momento della lettura della sentenza?

«Ho fatto di tutto per esserci, ma avevo un concomitante impegno molto importante per la città».

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