Trieste, cento multe per la movida: la “rivolta” dei gestori

Il regolamento contro la movida selvaggia ha prodotto più di mille controlli

Confronto acceso tra pubblici esercizi, cittadini e amministrazione comunale. La Fipe: «No all’accanimento». Il vicesindaco: «Va trovata la giusta convivenza»

TRIESTE «Noi rispettiamo il regolamento ma chiediamo a nostra volta di essere rispettati. Dobbiamo poter lavorare in serenità, altrimenti in questo modo rischiamo di vivere nel terrore». La voce dei pubblici esercizi si leva in segno di protesta e mette nel mirino i metodi di applicazione del regolamento comunale che disciplina la “movida” notturna triestina.

A parlare è Bruno Vesnaver, presidente provinciale della Fipe, nel corso dell’incontro che si è tenuto martedì sera nella sede della Quarta circoscrizione. Da quando è in entrato in vigore il regolamento comunale (primo gennaio 2014) sono stati oltre mille i controlli effettuati nei pubblici esercizi (il 75% in tempo reale cioè nella stessa serata nella quale sono stati richiesti), mentre sono un centinaio (99 per l’esattezza) le sanzioni elevate. In pratica una ogni dieci controlli.

Il regolamento è stato modificato a inizio giugno, con un giro di vite che prevede, per coloro che non rispettano le regole, la chiusura temporanea del locale (da uno a tre giorni) già dopo la prima sanzione amministrativa (e non dopo la terza come accadeva n passato). «Non è possibile che si facciano controlli alle 9 di sera e che si imponga ai gestori di chiudere la musica già a quell’ora solo perché è arrivata una segnalazione di qualche cittadino - attacca Vesnaver -. Chi sbaglia va giustamente punito e deve assumersi le proprie responsabilità, ma non sono d’accordo sulle modalità dei controlli. Non vorrei che ci fosse una sorta di accanimento nei nostri confronti». Il presidente della Fipe aggiunge che «il vero problema non è tanto il livello della musica, dove peraltro è impossibile poter fornire i livelli fonometrici, quanto piuttosto gli assembramenti di persone fuori dai locali. Chiediamo che si operi con maggiore elasticità e buon senso reciproco».

I controlli mirati scattano in particolare nelle serate più “calde” e cioè quelle del mercoledì, venerdì e sabato con pattuglie della Polizia Locale dedicate proprio al rispetto del regolamento sulla movida selvaggia. Gli orari limite per la musica all’esterno del locale sono le 23 dal giovedì alla domenica e la mezzanotte nel fine settimana, con deroghe in occasione di eventi speciali, mentre nell’arco dell’estate (15 giugno-15 settembre) il limite viene allungato fino all’una di notte. Le zone maggiormente monitorate sono quelle di Cittavecchia, viale XX Settembre e piazza Sant’Antonio.

«Se affermassimo che questo regolamento risolve tutto, diremmo una falsità - ha precisato Luciano Momic, vicecomandante della Polizia Locale -. I controlli che vengono effettuati ad inizio serata sono solo preventivi, mentre la sanzione scatta solo nel caso in cui la musica alta persista oltre l’orario prestabilito. Tutti vogliamo il rispetto delle regole: si tratta di costruire insieme un percorso che in ogni caso è perfettibile. Detto questo, a nostro avviso i frutti dell’applicazione a questo regolamento si iniziano a vedere, anche grazie al fatto che nell’operazione sono coinvolte tutte le forze dell’ordine».

Nel corso dell’incontro, convocato dal presidente del parlamentino Luca Bressan, cui hanno partecipato i consiglieri circoscrizionali ma anche i cittadini, è emerso che il regolamento “movida” in questo momento rischia di scontentare un po’ tutti. Non solo gli esercenti, ma anche gli stessi residenti. «Con questo regolamento il Comune non dà una prova di forza, ma al contrario traspare un segnale di debolezza e di poco coraggio - afferma Marina Della Torre, presidente Trieste Vivibile -. Non si sta risolvendo nulla e si torna al punto di partenza: va definito chiaramente il numero di ore in cui viene irradiata la musica e vanno applicati i livelli legge che sono di 60 decibel durante il giorno e di 50 la notte. Non servono mille controlli se poi non si va a colpire duramente quei locali che continuano ad infrangere le regole».

E sulle difficoltà di trovare un equilibrio tra le diverse esigenze si è espresso il vicesindaco Fabiana Martini: «Stiamo lavorando proprio per trovare la giusta convivenza tra chi deve lavorare e chi ha il sacrosanto diritto di riposare. Siamo come sempre disponibili ad ogni tipo di confronto che possa migliorare la situazione, ma crediamo che la scelta di essere presenti sul territorio in modo mirato sia soddisfacente e stia fornendo dei segnali confortanti».

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