Monfalcone, il Comune esce dal processo amianto

Il monumento alle vittime dell'amianto di Panzano

Il sindaco annuncia la revoca di costituzione di parte civile: raggiunto un accordo con Fincantieri

MONFALCONE Il Comune di Monfalcone revoca la sua costituzione di parte civile nel processo amianto bis, che vede imputati 16 ex dirigenti dell’Italcantieri per la morte di 44 operai. Clamorosa la decisione della giunta comunale che ha spiazzato lo stesso legale, Roberto Maniacco. Clamorosa anche la tempistica: la richiesta verrà formalizzata oggi al giudice Nicola Russo, ultima udienza del dibattimento, la 34esima. Domani è prevista la sentenza.

Esterrefatto Maniacco, che aveva richiesto a favore del Comune di Monfalcone 70mila euro per danno d’immagine e 5mila euro per ciascuno deceduto. L’ex legale del Comune di Monfalcone aveva parlato «di omissione e oscuramento da parte della Fincantieri».

Ecco la nota ufficiale con cui il sindaco Altran motiva la sua decisione: «Era necessario mettere la parola fine a una vicenda processuale per rendere immediatamente disponibili le somme riconosciuteci dalla sentenza 373/06 del 2013, che rischiavano di restare inutilizzate a causa di possibili ricorsi. Abbiamo poi considerato che la costituzione di parte civile del Comune è sempre stata orientata allo scopo di mettere in evidenza la ferita patita dalla città e dai suoi abitanti, quale danno collettivo che ha colpito generazioni di lavoratori e loro familiari: non aveva quindi l'obiettivo di "monetizzare", quanto quello di avere un riconoscimento morale. Abbiamo preso atto anche che i tempi processuali possono portare anche a una prescrizione dei reati, con conseguenti ripercussioni anche sul risarcimento.

Ecco perché abbiamo voluto cercare strade concrete per poter dare alla città un segnale tangibile nella direzione di dare risposte a chi è ammalato o potrebbe ammalarsi. Una volta avuta la sentenza che moralmente restituisce giustizia alla città, riteniamo sia anche importante proseguire nel filone della ricerca, e questo ci permette di dare il nostro contributo. Il fondo infatti sarà destinato a progetti di studio sulla diagnosi e cura delle patologie asbestocorrelate, ma anche per progetti di ricerca sui nuovi materiali, vedi la lana di roccia, attualmente utilizzati nei procedimenti produttivi ma di cui si sa ancora poco in materia di conseguenze sulla salute».

L’accordo prevede la correspnsione da parte di Fincantieri al Comune di 140mila euro. Saputo della decisione del Comune di Monfalcone il difensore della Fincantieri, avvocato Pagano, ha ammesso che si tratta di un assist per le difese. Oggi in aula potrebbero esserci delle sorprese. Certo che al giudice Nicola Russo potrà sembrare strano che uno dei Comuni italiani più colpiti dall’amianto si sfili dal processo alla vigilia della sentenza.

Sull’evoluzione della situazione nessun commento da parte della Procura della Repubblica. Le pm Valentina Bossi e Laura Collini hanno chiesto per i 16 imputati un monte condanna di ottant’anni e otto mesi di reclusione. Spiazzate dalla decisione del Comune di Monfalcone anche le altre parti civili: quattro famiglie, Associazione esposti amianto e Fiom-Cgil.

È destino che i processi per le vittime dell’amianto celebrati al Tribunale di Gorizia e che vedono imputati gli ex dirigenti dell’Italcantieri debbano conoscere colpi di scena dell’ultima ora. E tanto succede proprio in un momento tra i più problematici, per usare un eufemismo, dei rapporti tra città e dirigenza del cantiere. Che oggi in Tribunale parte indubbiamente in vantaggio.

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