Cent’anni fa la morte di Edgardo Bolaffio

Volontario irredento, di famiglia ebraica goriziana, perde la vita sul Podgora di fronte alla sua città

LORENZO DRASCEK. Nel gennaio del 1915, presagendo che l’Italia sarebbe entrata in guerra contro l’Austria-Ungheria da lì a poco, il volontario irredento Edgardo Ishmael Bolaffio, di famiglia ebraica commerciante in vini, parte da Graz per Trieste. Lascia la madre Virginia Senigaglia, rimasta vedova nel 1897 del marito Luciano, il fratello Roberto di due anni più anziano e, soprattutto, gli studi universitari dagli ottimi profitti alla k. k. Technische Hochschule “Joanneum”.

Si imbarca per Venezia dove, paradossalmente, si sarebbe voluto arruolarlo nell’esercito italiano come interprete, lui che aveva manifestato e combattuto per una università italiana e non aveva mai potuto studiare nella sua lingua madre.

Il 29 maggio viene arruolato a Udine come soldato semplice sotto il nome di Antonio Rebecca nella Brigata Re – 2° Reggimento fanteria, che raccoglieva tutti i volontari giuliani e dalmati.

Dopo un mese di “noioso” addestramento, viene finalmente inviato al fronte dove si sta approntando la seconda battaglia dell’Isonzo.

Il 4 luglio Edgardo invia dal fronte tramite lo zio una lettera ai famigliari che si trovavano a Gorizia. Dopo cinque giorni di pioggia e pessime condizioni in trincea “la natura ride, le cicale non si curano della guerra … ride forse perché è venuto il momento della liberazione, … la crisi sanguinosa che preludia alla guarigione …Fra breve avanzeremo, daremo l’assalto a un’altura dinanzi alla nostra fortemente trincerata … Speriamo di rimaner ancora per poco per andar dopo avanti avanti”.

La giornata piovosa del 19 luglio 1915 è il suo battesimo del fuoco. È davanti ai suoi compagni di fianco a un garibaldino in alto della collina nel furore del combattimento per la conquista di quota 220 in un assalto della 1.a compagnia alle posizioni nemiche. Per quella giornata il ruolino militare lo dà per disperso.

In agosto lo zio dott. Guido Ancona, capitano medico della Croce Rossa Italiana a Venezia, cercava di avere notizie del nipote.

Edgardo Bolaffio, una persona mite, pronta a difendere i deboli, idealista, desideroso di conoscenza - come lo ricordava il fratello Roberto – moriva insepolto sul Podgora di fronte alla sua città, Gorizia, che sperava e auspicava diventasse italiana. Nel 1927 gli venne dedicato l’asilo infantile comunale in via della Barca.

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